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Here comes the sun

Yesterday

Senza Beatles il segreto del proprio successo (proletario)


di Roberto Leggio


Il chitarrista Jack Malik è un musicista di scarso successo. In lui crede solo Ellie, manager, amica dai tempi del liceo e forse qualcosa di più. Una sera, dopo un altro fallimento che lo ha fatto decidere di smettere definitivamente con la musica e cercare un lavoro vero e più regolare, Jack ha un incidente durante un misterioso blackout planetario. Quando si risveglia all'ospedale, scopre con sorpresa che i Beatles non sono mai esistiti. Alla ricerca di quella gloria che gli era stata sempre negata, Jack inizia ad esibirsi con le canzoni della band più grande della storia in un mondo che non le ha mai sentite, e con l'aiuto della sua manager americana dal cuore d'acciaio, il ragazzo riscuote un enorme successo. Ma nella sua ascesa nell'olimpo delle rockstar, il cantante rischia di perdere Ellie e allora tutto diventa più complicato. Con la porta della sua vecchia vita e la nuova che sta per chiudersi, Jack dovrà tornare ad essere un working class hero e dimostrare che all need is love è la cosa che gli importa di più.


Un mondo senza Beatles, un mondo senza sole. Senza felicità. Senza amore. La parabola del chitarrista “proletario” senza arte ne parte, che diventa rockstar “facendo” sue le canzoni dei Fab-Four, è più di quanto si possa chieder al mito dei musicisti di Liverpool. Jack Malick, indiano dallo scarso successo, diventa tale dopo un blackout totale di 12 secondi che colpisce l'Inghilterra ed il mondo intero. C'è un assurdo parallelismo con i 17 Secondi dei The Cure (gruppo musicale di tutt'altro genere), dove Robert Smith, nel 1980 definiva “misura di vita”, l'anima di un sogno esistenziale immenso e vitale. A furor di metafora, inseguendo questo improbabile parallelismo, Danny Boyle e lo sceneggiatore Richard Curtis da sempre amanti dei Beatles, danno vita ad un film piacevole, volutamente squinternato che rilancia la voglia di quegli “incredibili” anni '60, in contrapposizione dei nostri attuali, piuttosto nebulosi e pessimisti. La storia dell'unico ragazzo che conosce i Beatles (e i Rolling Stones, anche se non sono spariti dalla faccia della Terra) mostra si il successo del singolo, che da una nullità diventa qualcuno nel mondo della musica, ma anche lo strapotere dei discografici capaci di “creare” un personaggio solo ed unicamente per vendere milioni di dischi. Ne è la parabola discendente del rosso folk singer Ed Sheeran (interpretato da se stesso) che si si ritrova alla fine un “quasi” Star nei concerti monstre di Malik, a dimostrare come quel periodo irripetibile di fantasia, amore, lotte sociali e sogni per un mondo migliore, ci manchino davvero. Così come i sentimenti, quelli veri e duraturi, sono una parte preponderante nell'economia del film, perché fanno da collante alla vicenda e sono importanti per le scelte future del protagonista. Senza rivelare più di tanto, il film di Danny Boyle con grande intuizione e genialità, ci mette davanti agli occhi un incredibile colpo di scena, per caricare ancora di più la nostalgia del periodo beatlesiano e permetterà di diventare definitivamente “grande” Jack Malik, piccolo uomo capace di riempire gli stadi, ma non adeguato ad aprire il suo cuore all'unica persona, che fin dal principio, senza compromesso credeva in lui.

Giudizio **1/2


Una scena di Yesterday



(Venerdì 27 Settembre 2019)


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