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Spiega la genesi de "Il mio miglior nemico"

Carlo Verdone

L'ultimo film con Silvio Muccino


di Oriana Maerini


Roma - Verdone-Muccino: è l’inizio di un altro sodalizio di coppia? Chissà…Ma vedendoli sul grande schermo nell’ultimo film del celebre comico “Il mio miglior nemico” (da domani sugli schermi con oltre 600 copie) appare chiaro che l’alchimia e l’affiatamento fra i due attori è grande. “Lo chiamo Magister perché è il mio maestro – chiosa sorridente – Silvio Muccino parlando di Verdone. “Appena l’ho visto mi si è accesa la lampadina: era l’interprete perfetto per il mio film – risponde Carlo - . Sta di fatto che i loro duetti sono un successo annunciato perché all’ironia e alla goffaggine di Verdone si aggiunge il fascino di un giovane attore in grado di attirare masse di ten-agers. E’ Carlo Verdone stesso che spiega a Cinebazar la genesi del suo ultimo film. Nato a Roma, il 17 novembre 1950, grazie al padre Mario storico, critico cinematografico, Carlo si avvicina fin da piccolo al mondo del cinema. Nel '72 si iscrive al centro sperimentale di cinematografia e, quattro anni dopo, si diploma in regia con un saggio intitolato "Anjuta" ispirato a una novella di Cechov. Durante gli studi si diletta a fare l'attore con il Gruppo Teatro Arte diretto dal fratello Luca. E' qui che viene alla luce il suo talento comico: una sera si trova a sostituire 4 attori contemporaneamente dando prova delle sue capacità istrioniche-trasformiste. Inizia la carriera di regista con una normale "gavetta" da aiuto regista e assistente a fianco di Franco Rossetti e Zeffirelli. Ma il suo vero debutto dietro la macchina da presa avviene nel 1980 grazie a un incontro fortunato: quello con il regista Sergio Leone che gli produce il film "Un sacco bello", un film scritto, diretto ed interpretato da lui stesso. E' il successo: Verdone viene salutato come una promessa del cinema italiano. Segue a un anno di distanza "Bianco Rosso e Verdone" dove l'attore ripropone il tipo di comicità che l'ha reso popolare:forzature caricaturali fra il grottesco e la farsa, stemperate da una vena di malinconia. Da qui inizia la lunga carriera di un attore che oggi è maturato ed ama accentuare nelle sue ultime pellicole la sfumatura amara della sua comicità.

Il film narra di uno scontro fra un non padre e un non figlio…
Si, perché io sono un padre di facciata, molto distratto e molto distante e lui sembra più il padre di sua madre che non il figlio. Poi, però, la storia si evolve e mi porta a comportarmi con lui quasi come un padre vero.

Qualche critico ha detto che “Il mio miglior nemico” sembra racchiudere due film in uno?
Si, perché la pellicola ha un lato drammatico e uno comico. In realtà questo film è una tragicommedia dove sono presenti molti aspetti. Osservando la vita non vedo solo cose dove posso ironizzare; vedo anche cose dove mi devo soffermare a constatare la drammaticità. Naturalmente sta nella bravura dell’attore non rendere questi ultimi aspetti troppo pesanti. Quello che ho voluto fare era rendere una commedia il più possibile completa.


Come è stato lavorare con Silvio Muccino?
Ho trovato un amico; una persona molto disciplinata sul lavoro, un grande perfezionista. Silvio è, però, anche una persona solare: era divertente la mattina trovare un ragazzo con il sorriso in bocca ma molto carico sul lavoro. E’ molto maturo e sono fiero di avergli insegnato una cosa fondamentale: che in questo mestiere è meglio provare il meno possibile. Le prime settimane lui provava come un pazzo, poi gli ho suggerito di improvvisare perché ero sicuro che sarebbe stato sempre buono il primo ciak e così è stato. Ho sentito una grande responsabilità nel dirigere Silvio perché è un ragazzo che sta iniziando a crescere e io volevo che questo film rappresentasse uno scatto di grande maturità per lui. Sono contento che abbia iniziato questa svolta della carriera insieme a me.

Il suo e quello di Silvio sono due mondi contrapposti?
Si, il mio, ovvero il mondo degli adulti, è un mondo di insoddisfatti ed ipocriti: in apparenza sembra che tutto vada bene ma in realtà ogni personaggio della mia famiglia è frustrato. Ma anche il mondo dei giovani che Silvio rappresenta è molto deludente. Solo quando questi due personaggi hanno perso tutto possono incontrarsi e ricominciare completandosi a vicenda. La morale del film è che a volte da uno scontro può nascere un legame positivo.

Questo con Muccino non Le ricorda un po’ il suo rapporto con Sordi?
Si, quando ho girato “In viaggio con papà” Sordi voleva che cenassi con lui. Io approfittavo perchè ero curioso di chiedergli notizie sulla sua carriera, soprattutto sui film in bianco e nero e lui era contento di darmi le risposte. La stessa cosa è capitata con Silvio che mi chiedeva di appagare molte sue curiosità riguardo al mio passato di attore.


Quanto avete improvvisato sul set?
Moltissimo. In questo film c’è stato un 60 per cento di improvvisazione. Quando gli ho dato il cazzotto perché mi ha rovinato la vita lui si è messo a ridere per mezzora. Io ho capito il suo mondo e mi ci sono adeguato perché ha portato molto verità.
Ho portato il talento nel recitare improvvisando: sapevo che dovevo rappresentare un polo opposto al suo e mi sono comportato di conseguenza.

Si è identificato nel personaggio di Achille?
No, non ho proprio niente in comune con lui. Sono una persona che fortunatamente ha un ottimo dialogo con i propri figli. Credo di essere soprattutto un buon padre ma anche un buon amico. Però mi riconosco nella scena finale perché quella posa riprende una foto che ho fatto con mia figlia in un viaggio ad Istambul: stesso ponte, stessa moschea. Ho voluto omaggiare la nostra vacanza:per stare vicino ai figli e capirli ci devi fare un viaggio lontano, dove non ti riconoscono, per parlare in maniera più libera.


La sua è la classica commedia all’italiana?
Si nella migliore delle accezioni: c’è la risata, il momento tenero e il dramma. E’ una commedia completa non è soltanto ridanciana. Io e Silvio abbia scelto la strada forse più difficile perché volevamo un film pieno di atmosfera. La difficoltà era di essere molto concentrati per scivolare con molta leggerezza ora nel tono malinconico e drammatico, ora nel tono comico e sentimentale. Questa è stato un impegno che ci siamo presi anche con gli sceneggiatori nell’essere molto delicati.

Può dire qualcosa sulla musica?
Si, questo è il primo film dove consegno il commento sonoro al musicista come accade nei film di Germi dove la musica avvolge tutto. Mi piaceva che la musica compattasse tutto l’insieme del film.



(Giovedì 9 Marzo 2006)


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