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Incontro con la diva delle dive

Sophia Loren

Mentre Roma la celebra con una mostra


di Roberto Leggio


Si commuove Sophia, la diva che tutti ci invidiano, mentre rivive i ricordi che sono dietro agli oggetti esposti (l'ottanta per cento viene dalla sua cantina ed il resto dalla collezione privata di una fan bolognese) nella mostra che la celebra al Vittoriano di Roma.
C'è tutta la sua vita in quelle sale: dagli abiti di scena dei suoi film più famosi, alle lettere, alle copertine delle riviste a lei dedicate, ai dischi che incise per le colonne sonore di Trovajoli e non ultimi i due Oscar che si elevano in tutta la loro maestosità tra una serie sterminata di premi. Quasi quattromila pezzi a testimoniare non una vita ma a magnificare lei stessa come “opera d’arte”, proprio come la definì Totò in Miseria e Nobiltà.

Così la Loren e il suo mondo diventano oggetto di culto per tutti coloro che amano quest'icona cinematografica di rara grandezza, diventata tale grazie all’arguzia di Vittorio De Sica che la crebbe cinematograficamente fino a trasformarla nella Ciociara e nella capacità di suo marito Carlo Ponti di esportare il suo talento all’estero. E in America girò con i più grandi registi e attori legandosi a tutti loro (l’amicizia con Cary Grant è storia nota) di una simpatia tutta partenopea. Una donna che ha incarnato la sensualità mediterranea senza cadere mai nelle facili spire della volgarità.

Come ha reagito alla notizia che sarebbe stata allestita una mostra su di lei?
Ne sono rimasta meravigliata. Una cosa del genere mi rende davvero orgogliosa anche perché si tratta di rendere giustizia a cinquanta anni di carriera. Ma, a conti fatti, mi merito tutto questo?

E' soddisfatta dell’allestimento?
Si, confesso che ero molto emozionata. Vedere tutte quelle fotografie, le copertine dei giornali e tutte quelle cose del mio passato mi hanno fatta commuovere. Ho cercato di trattenere l’emozione mentre giravo tra quelle cose un po’ persa nei miei pensieri. Quando sono tornata a casa ho finalmente pianto. In un momento mi sono ricordata tutto….

Dove conserva tutto il materiale esposto in mostra?
La roba la tengo in certi armadi lontani dalla polvere. Poi ci sono delle cantine i cui tengo un sacco di roba piegata come se fosse nuova. Sono molto perfezionista quindi tutto si è conservato perfettamente.

Tra gli abiti di scena qual è quello che le è più piaciuto indossare?
La vestaglietta de Una Giornata Particolare. Un abito semplice indossato da una donna semplice perché non ho dimenticato le mie radici ed il popolo da cui provengo.

La mostra potrebbe essere un preludio ad una sua biografia?
Ne sono state scritte tante. Ma l’idea della mostra è una cosa differente. Lo scopo finale era quello di prendere una ragazzina di Pozzuoli che contro tutte le avversità, la povertà e la fame, piano piano è diventata una donna, una attrice un’icona nel mondo.

E’ vero che ha lasciato Pozzuoli per venire a recitare a Roma in teatro?
Non ho mai fatto teatro perché mi ha fatto sempre paura. Ho lasciato Pozzuoli a quindici anni assieme a mia madre per fare dei provini. Volevo fare l’attrice a tutti i costi. Poi c’è stato il concorso di Miss Italia. Non l’ho vinto anche se ho vinto la fascia di Miss Sorriso. Da li ho cominciato a muovere i primi passi nel cinema. Ho fatto di tutto, compreso una comparsata su Quo Vadis?


La vera rivelazione però è arrivata con i fotoromanzi…
Si, ho fatto i fotoromanzi. Poi ho incontrato mio marito e di conseguenza Vittorio De Sica e ho iniziato la mia carriera nel cinema.

Nella sua carriera ha usato tre cognomi, perchè?
Lazzaro è stato scelto da un regista di fotoromanzi che diceva che la mia bellezza faceva resuscitare i morti. Loren invece fu un’intuizione di Goffredo Lombardo per conferire un tocco internazionale alla mia immagine. Eravamo negli anni ’50 e andavano di moda le attrici svedesi. Lui infatti si occupava di una certa Martha Toren. Così aggiunse il “ph” al mio nome e di conseguenza arrivò Loren… un cognome che mi piace molto.

Lei ha vinto una serie infinta di premi. Qual è il più importante?
L’Oscar vinto per La Ciociara. Con quel film ho vinto altri ventuno premi, compreso il Golden Globe. E’ una della migliori soddisfazioni della mia vita anche se allora non capivo l’importanza che quei premi avevano per me, per la mia carriera e per quel film. Solo dopo anni ho compreso che avevo fatto la performance della mia vita.

I suoi figli vedranno la mostra?
I miei figli sono a Los Angeles. Carlo Jr sta facendo dei concerti ma mi ha detto che verrà a Roma a vederla…

Si è sempre divisa tra l’attività di attrice e di madre. Non è le è mai pesato?
Ho sempre voluto essere madre. Lo volevo fino da piccola. Credo che ogni donna desideri essere madre… fa parte del suo DNA. Certo il cinema comporta dei sacrifici e nella mia carriera ho sempre fatto delle scelte molto precise. Se dovevo scegliere di fare un film e stare con i miei figli, ho sempre preferito stare con la mia famiglia….

Si parla di un suo prossimo film sulla vita di sua madre, è vero?
Si tratta di un telefilm che è un omaggio alla vita di mia madre. E’ una storia che mi tocca da vicino. Una delle parti più toccanti è quando mia madre ha conosciuto mio padre. L’idea del film però è tutta in divenire e non accetterò finché non verrà realizzata una sceneggiatura soddisfacente…

La sua bellezza è un fatto di famiglia. E’ vero che sua madre vinse un premio perché molto simile a Greta Garbo?
Si, le assomigliava moltissimo. Da giovane la fermavano per strada scambiandola per lei. Vinse un concorso per la Metro Goldwyn Mayer. Ma mia nonna le ha negato il permesso di andare in America a fare un provino dicendole “in America fa molto freddo e dovrai indossare sempre il cappotto”. La cosa finì lì e lei fece un’altra vita cercando di riversare su di me quel fallimento.

Il telegramma "amichevole" di Cary Grant


Scicolone, Lazzaro, Loren: tre cognomi per Sophia
Sophia Loren
Al Vittoriano di Roma dal 7 aprile al 7 maggio
Abiti, foto e filmati sulla ragazza di Pozzuoli diventata star



(Venerdì 7 Aprile 2006)


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