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Deludente sequel di Bryan Singer

Superman Returns

Scialbo e poco convincente il super eroe del nuovo millennio


di Roberto Leggio


Il mondo non ha bisogno di Superman. Neanche noi! Perché non si sentiva la necessità di rivangare nel passato per rimodernare l’eroe per eccellenza. Anche i suoi creatori di carta avevano pensato di farlo morire del tutto in uno straziante combattimento contro Doomsday, nel 1993. Naturalmente l’idea era quella di rilanciare la serie e dare nuovo smalto al Supereroe dei Supereroi. Ma se sulla carta il ritorno funziona, sul grande schermo qualcosa scricchiola. A cominciare anche dalla vera morte (dopo la sofferenza) di Christoper Reeve, l’attore che aveva indossato la tuta di Superman per quattro episodi, diciamolo pure, tre dei quali dimenticabili. E dire che la serie ha avuto i natali grazie ad un regista di fama come Richard Donner, che sulla scia dei filmoni di fantascienza e catastrofici dell’epoca, diede carne ed ossa all’eroe che incarna tutta la superpotenza americana. Il film fu un successo e i suoi seguiti furono la sua spontanea conseguenza. Ma si sa, quando un soggetto arriva a clonare se stesso è meglio metterlo soffitta. E così è stato dal 1987 ad oggi.



Quindi cosa c’era di nuovo da dire su questo personaggio che già vent’anni fa odorava di muffito? Il restyling è arrivato puntuale appena un anno dopo la rilettura di Batman, un film certo non all’altezza di quelli diretti da Tim Burton, ma che grazie all’apporto dark è riuscito a dare un aspetto tutto nuovo al personaggio. Ma Batman non è Superman. Almeno per quanto riguarda i nuovi risvolti “personali” e “caratteriali”. L’idea più interessante di questo film è quella di far tornare sulla terra Superman dopo cinque anni passati nello spazio a ricercare quello che resta di Kripton, il suo pianeta d’origine. Un lustro nel quale sulla terra è accaduto di tutto e di più, compresa la tragedia delle Torri Gemelle. Questo il film non lo dice, ma lo si può intuire dato che la sua amata Lois Lane ha vinto un pulitzer con un testo molto eloquente (ma ambivalente) dal titolo “Perché il mondo non ha bisogno di Superman”. Detto questo la storia è un ritorno al primo film della serie, a cominciare dal recupero in digitale di Marlon Brando, in quanto padre naturale di Superman, che lo manda sulla terra prima che Kripton esploda e dello scontro con il nemico di sempre Lex Lutor, deciso a ridurre gli Stati Uniti ad un arcipelago di isolotti. Nel mezzo c’è la solita doppia vita di Clark Kent, giornalista al Daily Planet e del suo non ricambiato amore con la collega Lois Lane, adesso sposata con prole. Così non manca il dolente intermezzo intimista del nostro eroe che volteggia meditabondo sopra quella casa che avrebbe potuto essere sua, e della scorribanda con la sua amata nei cieli di Metropolis. Il resto è da copione: lotta mortale con Lex Lutor, compresa la morte e la resurrezione dell’eroe in maniera cristiologica. Il sottofinale lascia aperta la porta ad un eventuale sequel, dato che veniamo a sapere che il bambino di Lois è figlio naturale di Superman. Una scelta che mette in luce il nuovo che entra nel vecchio, ed il nuovo Superman sarà necessariamente immune alla Kriptonite. Come dire che gli Stati Uniti non temono nessuno e anche se li bombardate state attenti: c’è sempre un superuomo (Bush?) pronto a sparare bordate per seppellire qualsiasi nemico. Volendo c’è tutto questo nel film diretto da Brian Singer, ormai abbonato ai super eroi di celluloide, ma nonostante i significati reconditi il risultato è da dimenticare. Per la mancanza di ironia, e di quella miscela esplosiva che Reeve e Margot Kidder (la Lois Lane dell’epoca) sapevano creare. Cosa che l’attuale Lois (Kate Bosworth) non produce col Superman del nuovo millennio (Brandon Routh), così falso da sembrare di plastica. Un bambolotto, muscoloso e bello quanto basta da sembrare falso.

giudizio:*



Per il ritorno dell'eroe
Superman-accessori
Sacca, maglietta e cappello


Il nuovo volto di Superman
Brandon Routh
Bello ma poco affascinante



(Giovedì 31 Agosto 2006)


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