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Opera prima anonima

L'ultima porta

Del regista televisivo Graham Theakston


di Samuele Luciano


La pellicola di Graham Theakston, checché ne dica l’entusiasta produttore Ciro Dammicco e il fiducioso Robert Mawson autore del romanzo The Lazarus Child da cui è tratto il film, è ambiziosa. L’incidente stradale che provoca il coma alla piccola Frankye Heywood (Daniella Byrne) avviene dopo appena 5 minuti su 100, dopodichè la domanda è una sola: cosa ci racconteranno adesso?
A parte le modalità dell’autoscontro iniziale, che risultano la copia della copia del peggiore B-movie - come al solito una bambina attraversa la strada senza guardare né a destra né a manca (coma pre-incidente?), lo sviluppo dell’intreccio non brilla e i dialoghi da cioccolatino servono soltanto a preparare una commozione finale lieve. Oltretutto diventa sempre più fastidioso da parte di alcuni registi l’abuso di grandangoli e fotografia in bianco e nero per mostrare i meandri della mente umana. Non è la macchina il mezzo più convincente per raccontare un’emozione, ma la situazione, specie quando c’è da svelare il contenuto della scatola nera per antonomasia. Tuttavia il romanziere R. Mawson ha ricevuto numerose offerte da diversi produttori cinematografici e bisognava pure accettare prima o poi, c’era bisogno insomma che qualcuno si prendesse la briga di appagare la fame visiva della gente sul modo oscuro dei pazienti allo stato vegetativo e sulle possibilità che offre la scienza di farli uscire “fuori dal tunnel”.
Da quest’ultimo quesito di massa nasce infatti il personaggio della Dottoressa Lizze Chase (interpretato da Angela Bassett), la quale spinta dal senso di colpa per la morte prematura del fratellino si dedica alla messa a punto di un metodo sperimentale di “risveglio”.
Seppure intenerita dallo sguardo bambino di papà Andy Garcia, la dottoressa Bassett chiede per il ricovero di Frankye 10000 dollari al mese (unico momento verosimile del film). Architetto e regista televisivo, nato nello Yorkshire, Graham Theakston confeziona un’opera prima anonima, condita di volti popolari e sceneggiata da un premio Oscar (Ron Bass autore di Rain Man), che di lucido ha soltanto i corridoi dello scenografo James Stuart.
Molto interessante, a valle della fiumana di film pro-eutanasia (tra cui i successi “Mare dentro” e “The Million Dollar Baby”) l’inserto anti-eutanasia nei flashback della dottoressa Chase.


giudizio: *






(Mercoledì 1 Novembre 2006)


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