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Pellicola d'esordio da dimenticare

Solometro

Nel cast anche Michele Placido e Eleonora Giorgi


di Oriana Maerini


Non basta essere stato aiuto regista di Mario Monicelli per assumersi l’onore (e l'onere) di fare un cinema “monicelliano”. L’esordiente Marco Cucurnia, afferma, infatti, che per realizzare Solometro si è ispirato al momento più alto della nostra commedia, ovvero al cinema del grande maestro viareggino. Sarà ma non si vede. Quello che il pubblico è costretto a subire in 84 minuti di proiezione è, invece, un mix di sceneggiatura traballante, regia poco accorta, attori fuori ruolo e persino fotografia sovraesposta!



Altro che cinema corrosivo della commedia italiana doc. Qui si assiste alla degenerazione del cinema italiano, complice anche un’operazione di product placement che coinvolge un importante free press (metro).
Tutto si svolge nell’arco di una giornata con tre storie che sono incrociate fra loro: c’è un novello sceneggiatore in cerca di una storia da raccontare che “ingaggia” una prostituta d’alto bordo (una improbabile Anna Valle) che è l’amante di un uomo arricchito (Michele Placido), padre di una ragazzina innamorata di un extracomunitario la quale trascorre una serata con un giovane che millanta di essere un famoso motociclista.
Attori bravi e famosi come Michele Placido (che è anche produttore del film) e Eleonora Giorni (che recita il ruolo di una moglie tradita dedita alla cura del giardino) prestano il loro volto in questa pellicola sconclusionata che vorrebbe dimostrare la poca affidabilità delle notizie rispetto ai fatti realmente accaduti (il film si conclude con i titoli del free-press cittadino) e che focalizza la solitudine della vita nella metropoli.



Fa da cornice una Roma “bozzettistica” (soprattutto nelle scene del commissariato e della discoteca) e insulsa che forse vorrebbe, nell'intento del regista creare ilarità. Ma i tempi de "I Mostri" di un maestro della commedia nera sono lontani!
Solometro è la prova provata di quanto siano veritiere le affermazioni di Tarantino sul giovane cinema italiano: privo di sostanza e di contenuti e anche un pizzico presuntuoso per i riferimenti alla sua gloriosa stagione.
Spiace rilevare, inoltre, che questa è una pellicola prodotta anche grazie ai contributi statali che dovrebbero essere impiegati per scoprire nuovi talenti e rilanciare il vero cinema d’autore.

giudizio:*



(Mercoledì 25 Luglio 2007)


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