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Un film indipendente di Giovanni Ziberna

La terra nel sangue

Storie nate e cresciute nel paesaggio friulano


di Elena Nesti


Grado. San Floriano del Carso. Le anse del fiume Isonzo. Territori la cui bellezza è ancora poco conosciuta e valorizzata. Un territorio da seguire, che può offrire scenari diversi di stagione in stagione.
Ci pensa il giovane regista Giovanni Ziberna, a coglierne, attraverso riprese durate un intero anno, le storie e gli spettacoli naturali offerti: per una volta, il paesaggio non è mera cornice, ma con una sua particolare drammaturgia è il cuore pulsante delle vicende. Il debutto alla regia di questo figlio d’arte di Ermanno Olmi con La terra nel sangue è un lavoro a tutto tondo di cinema indipendente, assieme alla casa di produzione Sine Sole Cinéma, per arrivare deciderne anche la sorte distributiva attraverso la fondazione di una società per la distribuzione.


Quattro episodi i cui protagonisti vivono storie che il caso fa incontrare anche solo per un momento. Quattro come le stagioni : l’Inverno, e qui si apre con la cittadina di Grado, dalla quale un’insoddisfatta Sarah Maestri (madrina di questo film, la ricordiamo in Notte Prima degli Esami) fugge per cercare occasioni a Roma. La laguna abbraccia nella sua calma piatta invernale, preparatoria al cambiamento, la commovente vera storia di Manlio. La Primavera, un delizioso e delicato inseguimento di due giovani, complice solo un albero e una piccola ansa del fiume Isonzo. Disegni, foto, papere, barchette di carta che scivolano sull’acqua; il tutto a rendere viva e incantevole la fotografia, dal profumo quasi orientale.
L’Estate, e l’attesa per la vendemmia porta con sé una storia drammatica, la presa di coscienza di una grave malattia, superata solo grazie ai ricordi che i filari di viti suscitano in uomo ormai trapiantato nella metropoli, ma che non ha dimenticato la tradizione contadina. Una vita in dissolvenza con l’arrivo di un’altra : Valeria Baldan, moglie del regista nonché sceneggiatrice e montatrice, appare nel film con un “autentico” pancione. Infine, la Primavera. Cinque bambini giocano alla guerra nelle trincee abbandonate, mimetizzandosi nel variopinto fogliame autunnale.

I temi, vita-morte, ciclicità della vita, non sono terreno nuovo e inesplorato, la drammaturgia è molto lenta a causa di un montaggio e di una regia spesso errati, tuttavia il lirismo della fotografia e le emozionanti musiche del cantautore Roberto Cappella, che ha curato da solo gli evocativi campionamenti strumentali o di sola voce e la canzone “Terra”, valgono la candela.
Il film ha potuto contare su un budget di 7.000 euro, derivati per la maggior parte da sovvenzioni regionali. Sia gli attori professionisti che non hanno reso una prestazione gratuita, spinti dalla fiducia nel progetto. Per ottobre la trasposizione in pellicola ne valorizzerà tutti i pregi fotografici, per una destinazione di normale circuitazione o per la presentazione ai festival.

giudizio: **



(Martedì 9 Giugno 2009)


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