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Più che il terrore riuscì il marketing

Paranormal Activity

Il brivido vien di notte… e fa sbattere le porte


di Roberto Leggio


Una coppia di fidanzati sostengono che la loro casa sia infestata da un’entità psichica (forse un demone), che si diverte ad accendere luci, sbattere porte e gettare le chiavi per terra. Per vederci chiaro, lui (maniaco dell’elettronica) acquista una telecamera camcoder ad alta definizione, con l’intenzione di riprendere di notte (nella loro stanza da letto) tutto quello che accade. Così tra scricchiolii, tonfi, sussurri, impronte sul borotalco, qualche urlo lancinante ed eventi di sonnambulismo, arriviamo ad un finale abbastanza scontato (se non addirittura anticipato negli ultimi cinque minuti). La trama è semplicistica e molto lineare, e rincorre la strada del mokumentary (falso documentario) con la scusa di raccontare con una certa “realtà” ed in diretta (attraverso l’occhio della telecamera), i fatti come li vediamo sullo schermo. Un modo autorefenziale che permette vari piani di lettura. Quello che accade è assodato che sia vero, anche se “costruito”. Il problema è che per questo film, sappiamo fin dalle prime immagini (anche senza sapere nulla sulla sua genesi e sull’exploit nei cinema americani), che tutta la storia sia artefatta. In quanto, più che impossibile, la trama è alquanto improbabile. Micah e Katie, i due fidanzatini, restano imperterriti nella loro bella casa (esattamente una villa con piscina), soprattutto nella loro camera da letto, ad aspettare che il terrore li divori anche quando l’entità decide di fare sul serio; quasi si trattasse di una scampagnata.


Niente è dato dal caso, tutto deve svolgersi secondo i dettami già rodati dell’horror più classico. Ed è un peccato perché il film di Orem Peli, al suo debutto, resta un esercizio di stile, formalmente molto più ipnotico che inquietante. Va detto, però, che oltre le bizzarie della sceneggiatura, Paranormal Activity quando non annoia (i dialoghi mattutini che preparano ai terrori notturni), prende abbastanza alla gola. Cioè garantisce quella dose di “brivido” come necessita ad una tematica del genere. Ma è troppo poco per essere stato strombazzato come il “film che ha terrorizzato l’America”. La forza della pellicola, la sua riuscita nelle sale, è racchiusa nell’intelligente marketing sviluppatosi dopo le “proiezioni campione”. La richiesta di un milione di contatti su Facebook ha fatto il resto. A ben vedere, in maniera più articolata, il tam-tam mediatico fece vincere anche The Blair Witch Project, mokumentary horror che ha fatto storia. E non crediate alla bufala che affermava che Spielberg non abbia dormito la notte dopo aver visto il film. Si è trattato solo di un’altra “manovra” commerciale per annunciare un remake (più costoso e con più effetti speciali), se non addirittura un numero due.

Giudizio * ½

Dal 5 febbraio in sala il thriller girato in 7 giorni
Paranormal Activity
In anteprima il trailer italiano



(Giovedì 4 Febbraio 2010)


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