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Un documentario di Chiara Cremaschi

Indesiderabili

Presentato al cinema Nuovo Olimpia di Roma


di Sandro Russo


In stretta contiguità temporale con la ricorrenza della ‘Giornata della Memoria’ (27 gennaio), è stato presentato alla stampa il documentario storico-sociale di Chiara Cremaschi “Indesiderabili”. L’opera, prodotta da La Fabbrichetta, in collaborazione con Associazione Casa di Vittorio, ha come filo conduttore il libro autobiografico di Teresa Noce: “Rivoluzionaria professionale” (450 pp. - 1a Ed. ‘La Pietra’, 1974; 2a Ed. ‘Aurora’ 2003). Rievoca la detenzione - in una regione boscosa nel sud della Francia, in Lozère, località Rieucros - di numerose donne considerate pericolose per lo stato francese: ladre, prostitute, trafficanti di droga. Insieme a queste, anche donne comuniste o anarchiche ed esuli politiche, di varia nazionalità ed ebree. Il periodo va dall’ottobre del 1939 alla fine del ’42, anno in cui il campo venne evacuato. Vi passarono circa 600 donne e bambini, di 25 nazionalità diverse, suddivisi in varie baracche. Tra loro le donne ebree tedesche e polacche, che con l’occupazione tedesca della Francia verranno deportate ad Auschwitz. Il documentario sottolinea che non si trattava di un campo di concentramento - non ci furono torture né esecuzioni - ma di semplice detenzione. Eppure le condizioni del campo erano molto dure, per il vitto insufficiente, la scarsa disponibilità di acqua, la difficoltà a ricevere notizie dall’esterno.

La corvée del pane al campo di Rieucros



Il documentario rievoca, con modalità espressive diverse - immagini in b/n e a colori, disegni animati, foto - la vita del campo. Sono interviste alle sopravvissute e altri documenti: spezzoni di filmati e disegni d’epoca che con l’aiuto della voce narrante aiutano a comprendere il periodo storico e l’atmosfera del campo.
Grazie all’iniziativa e alle capacità organizzative di alcune delle detenute, nacque un proselitismo e una solidarietà atti a contrastare l’abbrutimento della detenzione. Durante la giornata, le donne lavoravano alla realizzazione di piccoli manufatti. Utilizzavano il tempo libero organizzando tra loro dei corsi, soprattutto di lingua, e a fornire un’istruzione di base ai bambini. Per le feste le prigioniere allestivano piccoli spettacoli teatrali; inventavano poesie e canzoni.
Solo un episodio nell’immane dramma della guerra ma, nel suo piccolo, il resoconto di un’esperienza fondamentale di vita e di solidarietà.

Il documentario sarà utilizzato per le presentazioni che alcune scuole stanno promuovendo sulle memorie del nostro passato recente; su un’esperienza di organizzazione tutta la femminile. Potrà aiutare a riflettere su quanto lunga e difficile sia stata la strada per la libertà. Su come nulla di quanto abbiamo sia immutabile e dato per sempre.

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(Sabato 6 Febbraio 2010)


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