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Il regista americano a Roma per presentare "Quella sera dorata"

James Ivory

Torna a raccontare la realtÓ contemporanea


di Oriana Maerini


Roma. Giacca beige e camicia blu. James Ivory ha l'aria di un signore elegante ed informale. Come il suo cinema fatto di grande opere autoriali eleganti e colte ma accessibili anche al grande pubblico. Il maestro americano oggi Ŕ nella capitale per presentare Quella sera dorata il suo ultimo film tratto dall'omonimo romanzo di Peter Cameron (edito da Adelphi). Ma se la sua cifra stilistica non cambia c'Ŕ da notare una novitÓ: il ritorno di Ivory all'epoca comporanea. Il regista americano autore di grandi opere in costume (prim fra tutte la celeberrima Camera con vista) ha deciso con questo film di raccontare il presente attraverso la vicenda di un giovane borsista universitario (Omar Metwally) che trasforma la sua vita ed il suo destino dopo aver conosciuto la famiglia di uno scrittore uruguaiano di cui vuole scrivere la biografia. Il fim, girato tra Argentina e Canada, uscirÓ nelle nostre sale l'8 ottobre distribuito da Teodora Film una casa di distribuzione indipendente che si impegna a promuovere il cinema d'autore. Quella sera dorata Ŕ una pellicola di grande stile ed ironia che fa riflettere sulle nostre scelte personali. Ne abbiamo parlato con il regista per saperne di pi¨.


PerchŔ ha deciso di trasportare al cinema il romanzo di Peter Cameron?
Mi piaceva il fatto che tutti personaggi nel romanzo trovano la propria realizzazione. Non a caso ho chiuso il film con le note di un'opera di Mozart. Inoltre ero affascinato dall'idea di girare in sud America anche se lo scrittore non c'Ŕ mai stato. Questo libro mi ha dato la possibilitÓ di ritrovare le atmosfere del romanzo proprio in quella terra. La cosa sorprendente Ŕ che quando lo scrittore Ŕ venuto a trovarci sul set ha convenuto che si era avvicinato molto alla realtÓ dei luoghi.


Quasi tutta la sua filmografia Ŕ tratta da romanzi di grande successo. E' un atto d'amore verso la letteratura?
Si, in effetti il 60 % della mia produzione cinematografica Ŕ tratta da libri. Ce n'Ŕ, per˛, un'altra che forse qui non conoscete molto che non ha nulla a che vedere con i romanzi. Mi riferisco ai mei primi film che ho ambientato nell' India contemporanea. Poi negli anni '80 ho scoperto Henry James ed Ŕ stato un colpo di fulmine: la mai carriera ha preso un'altra direzione.

Anthony Hopkins in una scena di "Quella sera dorata"



Passando dal libro al film Ŕ rimasto fedele all'opera letteraria?
L'adattamento Ŕ un compito che lascio a Ruth (Ruth Prawer Jhabvala, la sua inseparabile sceneggiatrice ndr). Mi fido di lei, perchŔ, oltre ad essere un'ottima sceneggiatrice, Ŕ anche una grande scrittrice. Ruth sa immaginare un libro sul grande schermo meglio di chiunque altro e pone una grande attenzione verso i dettagli. Io limito a darle solo qualche indicazione su quello che deve assolutamente mantenere.

In questo film dirige ancora una volta lavora Anthony Hopkins.
Ha delle similitudini con questo grande attore?


No!Siamo molti diversi l'uno dall'altro. Anthony Ŕ uno che deve sempre lavorare per sentirsi vivo. Io invece ne farei volentieri a meno. Inoltre lui Ŕ una star ed io no. Lui si Ŕ stato sposato tre volte, io neanche una. Ma una cosa in comune, forse, l'abbiamo: siamo entrambi dei dei pittori dilettanti! Scherzi a parte sono stato molto felice di riaverlo sul set anche perchŔ nell'ultimo film che abbiamo girato insieme in Surviving Picasso lui non era rimasto molto soddisfatto del lavoro svolto. Amo reincontrare attori conosciuti ma anche dirigere volti nuovi.

A cosa sta lavorando in questo momento?
Una cosa che riguarda l'Italia in modo particolare. Ho da poco finito i sopralluoghi a Firenze per il mio prossimo spettacolo teatrale, dedicato alle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della nascita del pittore e architetto rinascimentale Giorgio Vasari.



(Mercoledý 29 Settembre 2010)


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