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Terzo capitolo della saga

Step up 3D

Momenti di ballo resi ancor più coinvolgenti dal 3D.


di Francesco Lomuscio


Step up di Anne Fletcher, del 2006, ottenne un notevole successo (circa 20 milioni di dollari d’incasso nel primo weekend) raccontando la romantica favola hip hop di Nora e Tyler, studenti in una scuola d’arte elitaria e pronti a rischiare tutto pur di realizzare il loro sogno di ballare.
Dopo il sequel Step up 2-La strada per il successo, diretto due anni dopo dall’ex ballerino Jon Chu ed incentrato sulla ribelle orfana di madre Andie, ultima arrivata della rinomata Maryland School of the Arts, il cui sogno era quello di ballare insieme a un gruppo di strada di Baltimora, ecco un nuovo capitolo che, firmato dallo stesso regista, sfrutta questa volta l'inflazionatissimo sistema visione in tre dimensioni.
Quindi, superati i titoli di testa che, ricordando sotto certi aspetti il look dei reality show, si costituiscono di interviste, veniamo immediatamente immersi nel cuore delle battaglie dance underground newyorkesi, dove si vive per ballare, ma talvolta si balla anche per vivere. Facciamo infatti conoscenza con Luke (Rick Malambri), un ballerino di strada orfano e impegnato nel disperato tentativo di non essere sfrattato dalla sua unica casa: un vecchio magazzino decadente che è, però, il paradiso di tanti ballerini di strada provenienti da tutto il mondo. Ed è cercando di vincere la World Jam Competition che lui e la sua crew provano a risolvere il loro problema, mentre, sulla strada per la vittoria, incontra la tanto fantastica quanto misteriosa ballerina Natalie (Sharni Vinson).



Siamo di nuovo dinanzi all’ennesimo miscuglio di storia d’amore e lotta per la vittoria, il cui messaggio finale, tra l’altro, vuole questa volta ricordare allo spettatore che la parte migliore non è il viaggio, ma la destinazione. Però, se tramite il precedente tassello Jon Chu, pur senza eccellere, si dimostrò in grado di non far rimpiangere affatto il piatto stile sfoggiato dalla responsabile del capostipite, in questo terzo episodio il plot non assume altro che le fattezze di banale pretesto per poter inscenare i vari momenti di ballo, resi ancor più coinvolgenti dal 3D.
D’altra parte, tra ridicoli dialoghi e molta pubblicità ad una nota marca di scarpe, sono proprio le affascinanti esibizioni a rappresentare l’unico motivo d’interesse dei circa 107 minuti di visione, girati con apprezzabile capacità tecnica, ma prevedibili e scontati. Oltre che caratterizzati da una regia decisamente martellante.

giudizio: *


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(Martedì 12 Ottobre 2010)


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