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Ancora un deludente film sul "regista in crisi"

La passione, un'occasione perduta da Mazzacurati

Una storia senza la storia, frammentaria e indecisa


di Pino Moroni


Quando un regista, con chiari intenti autobiografici più che cinematografici, comincia a raccontare la storia di un regista in crisi, sembra voler dimostrare a tutti di non aver più nulla da dire.
Le sue idee, nel momento, si sono esaurite e sta solo spremendo le ultime gocce della sua creatività, oppure sta solo cercando idee attraverso un puzzle composto dalle cose che vede e che vive.
Allora il suo film diventa frammentario ed ondivago, né serio né faceto, né realistico né critico e la trama va avanti per tentativi; e si sente. I personaggi sono a metà tra la buona interpretazione e la macchietta, o spesso peggio, nel manierismo. A metà strada tra vissuto realmente ed ispirazioni di fantasia, con momenti ispirati e momenti di routine.
Se poi questo regista vuole raccontare la sua crisi inserita nel contesto di una crisi sociale e collettiva, può anche perdere la completa lucidità e deragliare in una storia, con ossessioni e manie solo su dettagli. O su personaggi che gli sembrano essenziali per la storia, che sembrano voler dire troppe cose, il più delle volte non pertinenti con la realtà né con la storia stessa.
Se poi il plot della storia è la preparazione di un film, di una rappresentazione teatrale, musicale o di un evento di sagra paesana vissuto realmente (quello che si dice il "cinema nel cinema"), forse era meglio aspettare, con un sano riposo, l’ispirazione giusta.


Tutto questo sembrerebbe essere successo a Carlo Mazzacurati con La passione: storia di un regista in crisi che dirige una sacra rappresentazione in un paese (cosa che egli ha fatto veramente).
Ma sentiamo lo stesso Mazzacurati in una intervista a Venezia dove ha presentato il suo film.
«A me piace la gente che si sente inadeguata come tutti i personaggi della rappresentazione paesana della passione di Cristo, compreso il regista ed il suo assistente. Mi commuove la gente che non si sente nella sua acqua, in un paese che ha perso la memoria e che vive sulla superficie quotidiana, dove l’unica velleità è apparire, essere protagonisti di qualcosa, anche se fa ridere o fa tristezza».
Allora, se anche il film non è all’altezza de La giusta distanza o di Notte italiana, Mazzacurati, con quella esperienza, è riuscito a guardare dentro il profondo della gente comune ed ha scoperto che il bisogno di essere o voler essere tutti protagonisti, oltre che delle trasmissioni televisive, anche di manifestazioni e sagre paesane e feste di matrimonio, interessate e senza radici, porta solo al ridicolo ed al fallimento


Sul modo di realizzare quest’opera sentiamo ancora lo stesso regista: «Ho lavorato con gli sceneggiatori, assegnando ad ognuno un pezzo diverso…mi è servito a mantenere le scene grezze, slegate, con fratture, non smussate, come è stata la storia della Rappresentazione che ho fatto realmente. Come le gag televisive che non si sa dove vanno a finire».
Questa frammentarietà si sente, ma disturba forse troppo, dà la sensazione di un film non pensato bene, non tenuto, non riuscito. Una storia senza la storia.
È vero: Silvio Orlando, che interpreta il regista, è "spaesato" ma sembra piuttosto qualcuno alienato dal contesto.


I due politici Stefania Sandrelli e Marco Messeri fanno solo una comparsata. Giuseppe Battiston sembra il cliché di personaggio, più corposo che pensante: se si mette seduto rompe le seggiole. Kasia Smutniak è trasparente sia nel fisico che nel ruolo. Cristiana Capotondi (grande interprete televisiva) riesce solo a rappresentare la futilità di sé stessa. Corrado Guzzanti interpreta un pezzo dell’”Ottavo nano”. Poi ci sono le gag dei paesani, che fanno sorridere.

Ma quanto siamo lontani da quell’agrodolce corposo e compiuto della commedia italiana…




Oriana Maerini, al contrario di Pino Moroni, ha apprezzato invece l'ultimo film di Mazzacurati:
L'ultima fatica di Carlo Mazzacurati
La Passione
Ottima commedia agro-dolce che diverte e fa riflettere



Su "La giusta distanza", invece, è concorde l'apprezzamento di tutti:
Un bel giallo "di provincia"
La giusta distanza
Mazzacurati racconta un presente contraddittorio
Il film è la più acuta descrizione dei valori confusi di un Italia in forte decadenza morale, nella grande mescolanza di idee vecchie e nuove.



(Mercoledì 13 Ottobre 2010)


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