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Un docu-film sulla classe operaia

RCL - Ridotte capacità lavorative

Buoni gli intenti, pessima la realizzazione


di Marco Lucio Papaleo


Il docu-film di denuncia sociale è un'arma potente: la pellicola, oltre che mezzo di svago, diventa anche tramite di un importante messaggio di divulgazione. A poco tempo di distanza da Niente paura, in cui ha dato un piccolo contributo, Paolo Rossi torna sugli schermi italiani con un nuovo docu-film, dove stavolta è protagonista assoluto, assieme agli operai della FIAT di Pomigliano d'Arco, cittadina in provincia di Napoli dalle mille contraddizioni. Quella che una volta era conosciuta come la “Stalingrado del Sud” ha ora un sindaco di Destra, e le sue lotte operaie all'interno della fabbrica della casa torinese sono recentemente salite alla ribalta della cronaca.
“Solo la fantascienza può spiegare quello che succede a Pomigliano d'Arco” afferma Rossi, deciso così a girare un film di fantascienza con protagonisti gli operai, Shakira e Nino D'Angelo. Durante il suo sopralluogo, qualcosa va storto...ma non per questo non sarà una lezione di cui far tesoro.


Attivo da più di trent'anni sulla scena dello spettacolo italiano, Paolo Rossi ha spesso propugnato il suo impegno politico e civile tramite la sua arte; e con RCL vuole dare il suo contributo ai diritti degli operai impiegati in catena di montaggio. L'idea di mostrare la loro realtà tramite il divertente e bizzarro sopralluogo in preparazione del film “vero e proprio” è buona. Il problema è che gli intenti non bastano a far naufragare un non-film in mezzo a notevoli imperizie tecniche e vagheggiamenti vari.
Il regista Massimiliano Carboni, al suo primo lungometraggio, sembra quasi andare a braccio nella sua esposizione delle scene, facendo risultare il film quasi più un back-stage di natura televisiva che un prodotto destinato alle sale. I testi di Rossi e dello scrittore Alessandro di Rienzo, inoltre, risultano purtroppo poco incisivi, se non, in vari casi, addirittura inconcludenti.
Lungo tutta la durata del film si vagheggia di lotte operaie, massacranti catene di montaggio e diritti negati: purtroppo però Rossi non ce le mostra, preferendo farci partecipi di testimonianze incongruenti, tavolate alla napoletana, visioni multiple di scale mobili allegoriche e fantasie su Chaplin e su film impossibili. Un'opportunità sprecata insomma, perché di materiale su cui lavorare (per poi far appassionare e, magari, far riflettere il pubblico) ce n'era parecchio: ma Ridotte Capacità Lavorative, purtroppo, non riesce a portar avanti una singola, concreta, tesi senza parlarsi addosso. Al di là di ogni riflessione politica, umanitaria o sindacale, infatti, Carboni e Rossi sembrano aver perso ogni nozione su come si confeziona un prodotto destinato al cinema.

giudizio: *



(Domenica 12 Dicembre 2010)


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