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Un ramarro per un western contemporaneo

Gore Verbinski

Il regista a Roma per presentare un geniale film atipico


di Roberto Leggio


Roma – Dai mari alla polvere del deserto. Gore Verbinski dopo i pirati rilancia il western in versione rettile. Rango (geniale la traslitterazione di Ringo, iconico nome di eroe del west) è un ramarro, perso nel deserto che diventa eroe in una cittadina popolata da una miriade di creature alla mercé di banditi e fuorilegge e un sindaco che vuole privatizzare l'acqua. Suo malgrado, toccherà a lui cercare di “idratare” la cittadina, trovandosi però immerso in un mare di guai. Girato in live-action, ma che rinuncia (per fortuna al 3D), il film è un rivisitazione del western classico, quasi a volersi allineare con la riscoperta del genere assieme ai fratelli Cohen. “E' sensazionale la coincidenza con Il Grinta. Però noi abbiamo iniziato a girare il film in tempi non sospetti.” Afferma il regista che con I Pirati dei Caraibi ha lanciato un francise multimiliardario. “Il Western è il genere dei generi. E' adattabile a tutto. Anche ad essere relegato in un mondo fantastico con un ramarro, eroe per caso”. Iniziata più o meno così la conferenza stampa di presentazione del film a Roma, in uscita l'11 Marzo e distribuita dalla Universal Pictures. Verbinski spiegato come sia stato possibile realizzare un film del genere, che rappresenta indubbiamente una eccezione nel cinema di animazione contemporaneo, pieno com'è di riferimenti a vere pietre miliari del cinema, Sergio Leone in primis.

Il modernismo di Sergio Leone come punto di partenza per un film innovativo...
Volevo far riflettere su questo punto. Abbiamo i protagonisti che sono dei banditi, eroi, mariachi e un sindaco che terrorizza la cittadina. L'ambientazione è tipica del western classico. Rango è un ramarro, un solitario che arriva in questo posto polveroso, dimenticato da Dio e che suo malgrado diventa un eroe classico. Un personaggio che si adatta subito al linguaggio western. Diventa sceriffo e protegge i buoni dal male. E' essenzialmente un archetipo del genere. Come nei film di Sergio Leone.

Anche la musica ricorda quella di Morricone...
Morricone non c'entra niente. Dei miei amici mi avevano fatto sentire una musichetta che sarebbe potuta andare bene. Poi invece mi è venuta in mente un jingle famoso, tipico dei western anni '60 e su quella abbiamo trovato il tema giusto.

Il Western è sempre in procinto di morire, poi invece si trova un modo per farlo resuscitare...
La contemporaneità del western la si può applicare a qualsiasi storia di soprusi. Volevo fare un film diverso, ma allo stesso tempo non allontanarmi troppo da un genere così consolidato. Il mio si può definire un rattil-western, con tutti i clichè del caso.

Il suo è un western atipico, mentre Il Grinta dei Cohen è un omaggio al mito del west...
A parte la coincidenza, il western è adattabile a tutto. Anche Guerre Stellari ed i Pirati dei Caraibi sono film western. Ho sempre pensato che questo tipo di film siano il riflesso della morte che si avvicina al mondo occidentale. Perciò quando si gira un film western stai andato indietro. Alle origini del mito.

Nel film ci sono molte citazioni che i bambini non coglieranno...
Ho pensato a fare un film a molti strati, come una lasagna. E' vero ci sono molte citazioni e anche se i bambini ed i ragazzi non le coglieranno, va bene lo stesso. I cinefili invece ne resteranno entusiasti. Da parte mia volevo celebrare un genere e la sua narrazione. E dato che l'eroe è un ramarro, mi riconduce a pensare che una “ricreazione” del western.

Alla fine lei è arrivato alla live-action. Come mai?
Mi piace la Live-Action. Ho ragionato molto sul come poterla usare in un mio film. Dopo i pirati, con molti effetti speciali, ho pensato che era arrivato il momento di fare un film di animazione. Mi piaceva l'idea di ricreare un epopea western in un film pieno zeppo di animaletti. La cosa interessante che per tutta la durata della lavorazione non ho mai pensato che stavo dirigendo un cartone animato. Vedevo i protagonisti come attori normali. Infatti li ho fatti interagire tra loro come su un vero set. Si sono lasciati orchestrare in maniera da creare una vera sinergia... anche se poi scena per scena erano ripresi singolarmente.

Animazione, ma non in 3D. Come mai?
Il 3D è solo uno stratagemma per dare più vitalità ad un film. Rango è girato in live-action, ma non ho mai pensato di “espanderlo” in maniera tattile. Anche perché sono convinto non avrebbe aggiunto nulla alla narrazione.

Johnny Deep è Rango. Come si trova a lavorare con lui?
Siamo amici da molti anni e quando gli ho parlato di cosa avevo in mente, lui ne è stato entusiasta. Johnny è uno sperimentatore e diventare un ramarro animato lo eccitava tantissimo. Per il regista lavorare con un attore che si adatta totalmente alla Live-Action è una vera sfida. Alla fine Rango si è adattato a Johnny e non il contrario. Il ramarro è stato quindi disegnato su misura per di lui.

Lavorerete ancora assieme?
Stiamo ragionando ad una sceneggiatura su Lone Ranger. Non abbiamo ancora le idee chiare, ma quando si inizia a lavorare ad un progetto nuovo bisogna trovare dei punti di riferimento. Solo così un film diventa una storia personale, un viaggio entusiasmante.



(Giovedì 24 Febbraio 2011)


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