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Il conto del passato si paga nel presente

La chiave di Sara

Il peso dell'Olocausto nell'anima dei francesi


di Roberto Leggio


La deportazione di più di 13.000 ebrei nel Velodromo d’Inverno a Parigi è tutt’oggi una macchia nella coscienza dei francesi. Un “disonore” riconosciuto solo nel 1995, quando Jacques Chirac riconobbe la responsabilità della Francia nella Shoa. Il Vel d’Hiv (come solitamente era conosciuto) fu un punto di raccolta di quei ebrei francesi che poi vennero smistati nei vari campi di sterminio tedeschi, molti senza fare più ritorno. Un fatto drammatico, sepolto da un presente che vuole necessariamente dimenticare un passato ingombrante. A rivangare quegli orribili giorni è Julia, una giornalista americana, sposata con un francese a Parigi, che nel decennale della “presa di coscienza” inizia un’inchiesta sul rastrellamento del velodromo avvenuto nel Luglio del 1942. La sua ricerca la porta ad investigare su Sara, una ragazzina che all’epoca dei fatti aveva solo dieci anni, rinchiusa con i suoi genitori nello stadio e custode della chiave di un armadio segreto nella quale aveva nascosto il fratellino per salvarlo dalla polizia. Quell’oggetto diventerà l’ossessione di queste due donne equidistanti di epoche, ma vicine per quanto riguarda le proprie scelte. E’ quindi normale che il dramma che ha investito Sara sessanta anni prima, coinvolga in prima persona la giornalista nel frattempo scopertasi inaspettatamente incinta di un bimbo che il marito preferirebbe non avere. Conscia di prendere una decisione che le sconvolgerà la vita privata, Julia decide ripercorrere fino in fondo la “vita” violata di Sara, anche perché il mistero di quella chiave è racchiuso nello stesso appartamento nel quale andrà presto a vivere.



Raccontato su due piani narrativi paralleli (il passato per Sara, il presente per Julia), il film tratto dal best seller di Tatiana de Rosney, è una disamina sull’orrore dell’Olocausto, che senza mostrare le atrocità dei campi di sterminio, rappresenta bene la follia di quei giorni: l’indifferenza, il silenzio e l’impossibilità di chi è sopravvissuto di dimenticare il proprio passato. In quanto esso torna sempre ed in maniera devastante. Orchestrato da lampi di sceneggiatura e veri pugni allo stomaco, la regia di Gilles Parquet-Brenner punta sui risvolti psicologici ed umani di due donne legate da uno strano “filo rosso”, riuscendo a non scadere mai nel lacrimevole. Un piccolo capolavoro intenso e toccante con due protagoniste davvero in parte: Kristin Scott Thomas (ormai abbonata a film francesi quasi indipendenti) e la giovane Mélusine Mayace, che con il suo sguardo straniato e doloroso riesce a rendere palpabile il peso di un passato incancellabile.

Giudizio **1/2



(Giovedì 12 Gennaio 2012)


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