.


Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Interviste      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Incontrato in occasione dell'uscita di "Sulla strada di casa"

Emiliano Corapi

Ottimo noir on the road con un cast eccellente


di Oriana Maerini


Roma. Non considero il mio film propriamente di genere. Avevo in mente una pellicola che fosse in grado di emozionare e intrattenere allo stesso tempo. Per questo ho utlilizzato la struttura del thriller all'italiana unito ad un messaggio sociale che richiama l'attualità. A parlare è Emiliano Corapi, talentuoso regista romano (nastro d'argento per il corto "La Storia Chiusa") che con Sulla strada di casa firma il suo primo lungometraggio che, dopo due anni dalla realizzazione e dai molti successi riscossi in numerosi festival nazionali e non, esce venerdì nelle sale italiane distribuito dalla Iris Film in venti copie. Il film si avvale di un cast tutto rispetto che racchiude alcuni fra gli attori italiani piu bravi del momento: Vinicio Marchioni, Daniele Liotti, Donatella Finocchiaro e Claudia Pandolfi. Volti noti che non hanno esitato a lavorare con lui accontentandosi un cachet minimo visto l'esiguo budget (300.000 euro) a disposizione perchè credevano nella forza narrativa della pellicola. In effetti il film di Corapi mantiene quello che promette perchè la suspence non ti abbandona mai durante tutta la visione di questo road movie noir ambientato fra la Ligura e la Calabria.

Com'è nata l'idea?
Leggendo, qualche anno fa, degli articoli che denunciavano il fatto che la criminalità organizzata si affida, per i suoi loschi traffici, anche a dei corrieri insospettabili, ovvero a delle persone incensurate e rispettabili. Queste persone oltrepassano la soglia dell'illegalità costretti da motivazioni economiche. Da questo spunto è nata la storia di Alberto, un timido imprenditore ligure in crisi che non vuole dichiarare fallimento e entra in un meccanismo perverso, e Sergio, un perdente che è in crisi familiare e cade nel baratro della malavita quasi per disperazione.



Cosa hanno in comune queste due figure? Qual era il messaggio che vuole dare?
Tutti noi oggi facciamo fatica per non calpestare i valori ed i limiti con i quali siamo stati educati, ma è sempre più difficile. Volevo mettere in risalto quanto sia labile, in questo periodo di confusione sociale ed ideologica, il confine fra la normalità e la criminalità. Alberto e Sergio sono molto diversi tra loro ma entrambi sono afflitti da un grande senso di disfatta che li fa cadere in situazioni estreme alle quali sono estranei. Alberto è il più nobile e quindi il più impacciato, quello che fra i due paga di più il prezzo di questa cambiamento di ruolo. Del secondo tratteggio meno il vissuto ma lascio capire che è un immaturo che forse ha già oltrepassato la soglia della normalità, ma nel contempo è un uomo molto spaventato che cerca una forma di riscatto.

E' vero che gli americani le hanno chiesto i diritti per un remake?
Si, il film è stato visto al festival di Montreal da un critico americano che ha scritto una bella recensione. Gli americani mi hanno contattato per acquisire i diritti e sto valudando l'offerta insieme al produttore.

Come ha lavorato con gli attori?
Devo molto a loro che hanno lavorato duramente senza pretendere straordinari perchè credevano nel progetto. Sono stati straordinari e Vinicio in particolare ha studiato molto per riuscire a recitare in un dialetto che non gli appartiene. All'inizio era riluttante ma poi l'ho convinto ed il risultato è veramente ottimo: lo abbiamo testato con dei veri liguri e non hanno notato nessuna differenza.

Ha detto che non voleva fare un noir prettamente di genere, perchè?
Credo che in Italia non si riesca a realizzare action o thriller puri, stile americano che abbiamo lo stesso appeal sul pubblico.
Anche ACAB, ad esempio, che ha riscosso molto successo non lo considero un film di genere ma una pellicola che indaga anche l'animo umano come la mia. Volevo realizzare un film di tensione che non rispettasse però pienamente i canoni del noir ma mostrasse anche il dramma umano vissuto dai due protagonisti.

Perchè una pellicola come la sua non ha ottenuto i finanziamenti pubblci?
Non so spiegarmelo. Per tre volte abbiamo presentato, insieme al produttore, il progetto al Ministero e sempre eravamo i primi della lista ad essere stati esclusi. Persino la Rai ha apprezzato la sceneggiatura ma non è voluta intervenire. Eravamo titubanti sul fatto di realizzarlo o meno ma alla fine il produttore (Marvin film) ha compiuto un atto di coraggio perchè credeva nel film. Oggi in Italia, se si è al di fuori di determinati canali, è veramente difficile realizzare film indipendenti.



(Martedì 31 Gennaio 2012)


Home Interviste      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro