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Alla ricerca del tempo in eccesso

In Time

Fantascienza ucronìa con pochi guizzi


di Roberto Leggio


Non denaro, ma tempo vitale. In un futuro tanto vicino, quanto inquietante, il gene dell’invecchiamento è stato neutralizzato. Ma pur avendo risolto il problema della morte ne è sorto un altro: quello della sovrappolazione. Così il tempo è diventato un lusso che tutti devono pagare tramite una sorta di “tassa” stampigliata sul polso. Se la si continua a pagare si vive per sempre, altrimenti si viene uccisi. Il tempo a questo punto è denaro, una formula che i poveri devono negoziare per garantirsi l’immortalità. Un giovane, che ha ereditato un secolo in più da un suicida, è però costretto alla fuga in quanto i “custodi del tempo”, sono convinti che abbia ucciso il suo benefattore. Con l’aiuto di una viziata figlia di un riccone, l’uomo cercherà di soverchiare lo stato delle cose e donare più tempo alle persone che non possono permetterselo.



Andrew Miccol, geniale sceneggiatore di Truman Show e Gattaga, gioca con i secondi, i minuti, le ore e le decadi, in una storia ben scritta, ma realizzata senza guizzi. Il materiale di fondo, il tempo, è qualcosa che non è quantificabile, in quanto regola vite ed eventi, qui utilizzato come merce di scambio. Se l’ambientazione e l’alienante società sorta dalle ceneri della morte (predaminuti, raccatta ore) è affascinante, il resto è codificato in un thriller d’azione che fa tanto intrattenimento, ma declassa tutte le implicazioni etiche e morali. A metà strada tra La Fuga di Logan (nel romanzo si moriva a 21 anni, nel film a 30) e Bonnie e Clyde, il film ha il suo massimo nella prima parte in cui vengono mostrate le differenze tra ricchi e poveri, mentre nella seconda si inaridisce in una lunga fuga attraverso in un mondo all’affannosa ricerca di tempo. Trovate di sceneggiatura a parte, In Time resta un film di fantascienza intelligente ma di serie B.

Giudizio **



(Venerdì 17 Febbraio 2012)


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