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La faccia triste delle Hawaii

Paradiso Amaro

La felicità affannata di George Clooney


di Roberto Leggio


Una ragione per vivere e una per soffrire. Matt è un uomo distaccato dal mondo e dalla famiglia. Ha un buon lavoro e tanto gli basta. Quando la moglie finisce in coma durante un incidente in barca, deve fare i conti con se stesso e cercare di riagganciare i rapporti con le figlie, una delle quali in piena ribellione adolescenziale. Devastato dal dolore entra anche in depressione quando scopre che la moglie era intenzionata a lasciarlo per altro. Andando contro qualsiasi razionalità, Matt per cercare una risposta, va alla ricerca dell’amate della sua sfortunata consorte.



Il cinema di Alexander Payne ci ha abituato a personaggi ordinari che devono conquistarsi una felicità interiore. Aveva fatto scontrare Jack Nicholson con la sua frustrante vecchiaia (e vedovanza) in A Proposito di Smidt e aveva messo Paul Giamatti davanti alle debolezze dell’invecchiamento (del vino in parallelo con quello del corpo e della mente) in Sideways. Oggi, sfruttando le capacità mimetiche di George Clooney (che qui recita in una sottrazione quasi dimessa), il regista americano confeziona una commedia amara, volutamente stonata, abilissima a scavare nel dolore improvviso che potrebbe coinvolgere qualsiasi di noi. Ottima la scelta di ambientare la storia alle Hawaii, non più paradiso, ma teatro dell’anima. Assurdo e sensibile, sarcastico ed in qualche modo caustico, trova un giusto equilibrio nell’affermare che la vita, nonostante il dramma, per quanto ordinaria sia è sempre meravigliosa.

Giudizio **1/2



(Venerdì 17 Febbraio 2012)


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