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La guerra del cavallo Joey

War Horse

Romantica introspezione equina di un massacro


di Roberto Leggio


La guerra del soldato “cavallo”. Joey è un puledro riconoscibile da una croce sul naso. Corre felice nelle campagne del Devon, dopo essere stato comprato da un agricoltore che lo usa come cavallo tiro. La sua salvezza è Albert, il figlio del contadino, con il quale stringe un rapporto di profondo affetto. Ma allo scoppio della prima guerra mondiale, viene rivenduto all’esercito che lo usa in Francia nelle micidiali battaglie campali. Restato senza padrone, Joey si ritrova a vagare nei campi di battaglia, testimone dell’orrore della carneficina nelle trincee, cambiando ed ispirando le vite di tutti coloro che incontra nel suo cammino. Ma il suo cuore è per Albert, che per riavvicinarsi al cavallo, si è nel frattempo arruolato nell’esercito inglese.



A metà strada tra il kolossal ed il polpettone, Steven Spielberg affronta un’altra storia di guerra (la prima) lontanissimo dai capolavori di Schlinder’s List ed Il soldato Ryan. Qui la storia è narrata attraverso gli occhi di un cavallo, che forse non comprende gli animi umani, ma che in ogni caso, nel massacro in corso, è più umano degli stessi. Rutilante nelle scene di battaglia, realistico nel descrivere la vita delle trincee, didascalico nei confronti tra l’equino ed il suo padrone, strappalacrime nel finale, resta un film semplice, girato con garbo, ma confezionato per accalappiare l’Academy (che infatti l’ha candidato a sei Oscar, il più importante per il miglior film). Il resto è uno straziante, romantico passo falso di un maestro del cinema.

Giudizio **



(Venerdì 17 Febbraio 2012)


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