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Nessuno è “sicuro”

Safe House

Danzel Washington cattivo in un film di fughe, sparatorie, ma senza spessore


di Roberto Leggio


Un tempo Tobin Frost era la punta di diamante della CIA. Un agente segreto tanto efficiente quanto letale. Ma da un decennio ha deciso tradire il governo americano, vendendo informazioni di ogni genere ai migliori offerenti. Ricercato per spionaggio, ritorna in auge in Sud Africa dove deve piazzare un microchip contenente segreti che se rivelati provocherebbero danni enormi all’immagine di tutti i servizi segreti del mondo. Individuato da una banda di mercenari, si fa si catturare finendo in custodia in una Safe House, cioè una casa segreta adoperata dalla CIA per nascondere i testimoni, vigilato da agenti alle prime armi (tanto il lavoro sporco poi lo faranno squadre preparatissime). Una volta arrivato, il posto viene attaccato e Tobin deve scappare “affidandosi” alla custodia di Matt Weston, recluta che sogna di fare carriera nell’intelligence. Formando una riluttante coppia, i due devono restare vivi abbastanza a lungo per scoprire chi li vuole morti.



Adrenalinico, senza un attimo di tregua, tutto fughe, sparatorie e doppi giochi, il film entra nell’ininfluente (tutto è stato già scritto) sfruttando una volta tanto la cattiveria letale di Danzel Washington e la quasi inespressività di Ryan Reynolds, pivellino che deve dimostrare il proprio valore. Il cinema di spionaggio è pieno di traditori, file segreti e buoni che forse non lo sono e cattivi che hanno tanto da insegnare. Safe House non scardina questo impianto restando fedele ad una trama semplice (vista e rivista) girata però con piglio giusto e fotografata con colori saturati, da sembrare un reportage di guerra. Un occhio accorto si accorgerà del vero traditore dopo dieci minuti… ma i momenti più “dinamici” vi allontaneranno dal pensarlo veramente.

Giudizio: **



(Venerdì 2 Marzo 2012)


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