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Roma noir, come non l'avete mai vista

Henry

Film dimenticato e di valore


di Carlo Boccia


La faccia cattiva della capitale. A Roma nella zona dell’acqua bulicante, una insegnante di aerobica ed il suo fidanzato tossico (e molto infantile) frequentano un giro di persone poco raccomandate. Un giorno, si ritrovano coinvolte nell’omicidio di uno spacciatore e della madre del commissario Silvestri che chiederà di loro di collaborare per risolvere il delitto. I due provano a farlo cercando così di uscire “puliti” da questa storia, senza pensare che due clan di malavitosi cercano di conquistarsi un posto al solo nel mercato dell’eroina. Attraverso un’indagine dai toni feroci ed esilaranti, la lotta senza quartiere tra “gli Africani” e “la banda di Civitavecchia”, inseguimenti, mani mozzate e sospiri d’amore, Silvestri arriverà ad un finale dove saranno pochi a salvarsi.



Finalmente qualcosa di bello da vedere nell’asfittico panorama del noir italiano. Il film (tratto dal romanzo di Giovanni Mastrangelo) esce a fatica e grazie alla testardaggine del regista Alessandro Piva (che l’ha diretto fregandosene dei canoni del cinema italiano) dopo due anni dalla sua presentazione al Festival di Torino. Henry, che nel linguaggio degli afroamericani di New York è l’eroina, è un’opera matura, quasi pulp che riesce a mostrare senza un vero giudizio morale un microcosmo di criminali, tossici e disperati come non si era mai visto nel nostro cinema. Quasi un pesce fuori d’acqua, Piva è riuscito in un’impresa così rara ed unica da essere uno “straniante” capolavoro di genere.

Giudizio: ***



(Venerdì 2 Marzo 2012)


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