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Assassini nati... americani

The Double

Richard Gere cattivo in una spy-story senza sussulti


di Roberto Leggio


La guerra fredda è finita da tempo, però un killer al soldo dell’ex Unione Sovietica, torna ad uccidere (al giorno d’oggi) un senatore americano che aveva rapporti con la Russia. Il problema è che Cassio (il suo nome in codice) è stato ucciso da un superagente americano ora in pensione, che ha anche sgominato la sua banda di assassini. Richiamato in causa per riaprire il caso “Cassio”, anche se è certo di averlo eliminato, l’agente Shepherdson viene affiancato dal giovane agente dell’FBI Ben Geary che ha dedicato i suoi studi proprio sulla figura dell’assassino. Pur riluttante Shepherdson deve accettare il giovane nella nuova ricerca di cui è certo di conoscerne l’esito.


Tra russi e americani non è mai scorso buon sangue. Il pericolo rosso è sempre presente anche oggi che tutta la scacchiera mondiale si modificata. Così Micheal Brandt, al suo debutto alla regia dopo aver sceneggiato film di miglior levatura (Quel treno per Yuma, per esempio), si ritrova a dare nuova linfa al genere spionistico giocando però con troppe spie russe in territorio americano. Tutti volendo non sono quello che dicono di essere, non ultimo è che l’identità di Cassio viene rivelata nei primi trenta minuti, così l’attenzione viene subito scardinata da una serie di colpi di scena che si affastellano l’un l’altro per giungere ad un finale al quanto prevedibile. La cosa interessante del film è però la scelta di mettere la giusta ambiguità al personaggio di Richard Gere che riflette il senso dell’opera intera. Ma in ogni caso resta una spy-story che non graffia, semplicistica, confusionaria e priva di qualsiasi appeal.

Giudizio. *1/2



(Giovedì 8 Marzo 2012)


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