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La passione di Cristo e di un intero paese

I colori della passione

Imperdibile ibridazione tra realtà e disegno firmato da Lech Maiewski


di Roberto Leggio


La passione di Cristo e quella di un paese. Nella seconda metà del XVI secolo le Fiandre sono oppresse dall’occupazione spagnola. Per mettere in evidenza i soprusi e la feroce repressione che Re Filippo sta conducendo nei confronti dei movimenti religiosi riformisti, il pittore Pieter Bruegel il vecchio decide di rappresentare in un quadro (La salita al Calvario) la disperata situazione del suo tempo. Per renderlo comprensibile a tutti, come in una tela di ragno, inserisce nell’opera frammenti di vita di una decina di personaggi: la famiglia del mugnaio, due giovani amanti, un viandante, un eretica, la gente del villaggio, i minacciosi cavalieri dell’Inquisizione spagnola e se stesso. Le storie di queste persone, costrette dagli eventi ad affrontare la repressione, si sviluppano e si intrecciano sullo sfondo suggestivo e surreale popolato da più di cinquecento figure, comprese il collezionista d’arte Nicholas Jonghelinck e la Vergine Maria.



Catapultandoci all’interno del capolavoro del pittore fiammingo, il regista Lech Maiewski (artista multimediale rappresentato perfino al MOMA) mette in scena la nascita di uno dei quadri più famosi dell’epoca, costruendo un vero e proprio tableu vivant, che contempla la sofferenza di un paese in parallelo a quella di Cristo. Nessuno è salvabile, tutti possono essere martirizzati e soffrire come lui prima di salire sulla croce. Un impressionante realismo che denuncia ogni forma di repressione (anche odierna). In un caleidoscopio di colori ed immagini, Majevski mostra il mistero della passione celato nel divino, ma anche gli aspetti più profondi nella concezione di un’opera d’arte. Per questo lo sfondo sul quale si muovono i personaggi reali è quello del paesaggio dipinto da Brueghel. Un ambiente quasi opprimente, circolare, in cui si sviluppa la vita e la morte (l’esistenza umana non è forse quantificale in un ristretto spazio/temporale?), dove domina la dinamica degli opposti: dal mulino in alto sulla rupe nel quale viene macinato il pane della vita e del destino, alla caduta di Cristo sotto il peso della croce, mentre la folla è più attenta a raggiungere il luogo della sua macabra esecuzione che a lui. Magia per gli occhi e per la mente, il film contestualizza l’università del dolore, nutrendosi di silenzi e dell’ibridazione tra realtà e disegno, rendendolo unico ed impedibile.

Giudizio: ***



(Martedì 27 Marzo 2012)


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