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Debutto dietro la macchina da presa di Laura Morante

Ciliegine

Commedia sentimentale con matrice psicanalitica


di Oriana Maerini


Laura Morante non ammette di aver dato corpo, con questo suo debutto dietro la macchina da presa, alle proprie nevrosi ed insicurezze. Eppure "Ciliegine" appare come una trasposizione femminile delle idiosincrasie tipiche del cinema di Woody Allen in quanto mette in scena il disagio di una donna che soffre di "androfobia". La Morante, qui in versione di protagonista e co-produttrice oltre che di regista, racconta la storia di Amanda, una bella donna dal carattere infernale capace di mandare in crisi una relazione sentimentale solo perchè il suo uomo le ha mangiato l'unica ciliegina sulla torta senza chiederle il permesso. Di conseguenza per lei è quasi impossibile instaurare una relazione duratura con l'altro sesso fino a che non incontra l'uomo perfetto ovvero sensibile, delicato ed altruista che è così in quanto gay. "Per me lui è come un balsamo, mi fa sentire quasi buona". - questa è una delle battute con le quali Amanda descrive Antoine, il capo della sua migliore amica, conosciuto ad un capodanno che sta uscendo da una crisi coniugale. Tutto il film si basa sull'equivoco di fondo che tutti si guardano bene dallo svelare in quanto sembra essere l'unica "cura" messa a punto da Hubert, un eccentrico psicanalista marito di Florance, per curare l'odio della donna verso l'altro sesso.



L'idea messa a punto dalla regista-attrice insieme al suo ex compagno Daniele Costantini risulta troppo dilatata anche se parte dalla percezione reale della vita sentimentale di alcune donne (La Morante afferma di aver assistito personalmente ad un episodio analogo a quello della ciliegina riportato nel film). La schizzofrenia della protagonsta si manifesta nella duplicità del suo atteggiamento: dura e impietosa riduce a brandelli il suo partner ed è, invece, estramamente romantica e sdolcinata con il suo amico gay. Il registro del film è leggero, da commedia sentimentale ma risulta alquanto noioso ed inverosimile. Nel film si respirano vaghe atmosfere di un certo cinema francese di genere, ma siamo lontani anni luce dal romancismo poetico di Éric Rohmer. Non bastano, infatti, l'osservazione dei cieli stellati e delle fioritura degli alberi primaverili a fare di Amanda la Delphine de "Il raggio verde". Più interessante risulta essere, invece, anche se trattata in modo superficiale, la base psicanalitca del film la cui morale viene tradotta in un trattato dallo psicanalista burlone che sfrutta l'amica come cavia per il suo libro. Per la costruzione del film Laura Morante si avvale di professionisti di alto livello di matrice morinettiana (Nicola Piovani per le musiche, Esmeralda Calabria per il montaggio) e il risultato è evidente nell'accuratezza della confezione filmica. La neo regista è stata brava, inoltre, nella direzione di un cast affiatato fra cui spiccano Pascal Elbe nel ruolo di Antonie e Isabelle Carré nel ruolo di Florance. Geniale il finale che rimette in gioco il lieto fine scontato e banale.

giudizio * 1/2



(Venerdì 13 Aprile 2012)


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