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Cartoline da una capitale da Fiaba

To Rome With Love

Roma come non l'avete mai vista (e non la vedrete mai)


di Roberto Leggio


Dopo Parigi, Londra, Madrid, il pellegrinaggio cinematografico di Woody Allen approda nella città eterna. E la mostra in maniera mai vista, cioè una città da fiaba, senza caos, volgarità, traffico. Un posto “inesistente” che fa da sfondo a quattro episodi staccati tra loro (come certe commedie nostrane anni ’70) che raccontano di varia umanità “sospesa” nell’artificialità della capitale. C’è un noto architetto americano che rivive la sua gioventù tra le stradine della città eterna; un omuncolo mediocre che d’un tratto si ritrova ad essere la massima celebrità della città; una giovane coppia calata da Udine in cerca di fortuna nella Capitale e un regista americano di Opera Lirica che tenta di far debuttare sul palcoscenico un impresario di pompe funebri dalla voce potente (ed intonata)... ma solo sotto alla doccia.


Sfruttando ricordi da Dolce Vita e un innato senso del neorealismo (“Il mio cinema viene da lì” ha sempre dichiarato il regista newyorkese), Woody Allen mette in mostra la sua Roma, con dolcezza e piccole bassezze come potrebbero essere quelle filtrate da un americano in vacanza. Una capitale, piacevole, artificiale, quasi catartica, da cartolina, molto nostalgica, con personaggi tragici e comici da commedia dell’arte. Però, al contrario di quanto fatto con il viaggio nel tempo di Parigi, qui mette in scena un film riuscito a metà, dove anche se lo “spaghetto” non è mai ostentato, si crogiola nei cliché e negli stereotipi di una Roma-italica godereccia e molto volatile. Così, se tutto il cast se la cava (Roberto Benigni però sembra un troppo stiracchiato nel personaggio, anche perché da toscano stona un bel po'), il film fila via discontinuo, suscitando ilarità, ma con un coinvolgimento molto aleatorio.

Giudizio: **



(Venerdì 20 Aprile 2012)


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