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Morire di fame... di libertà

Hunger

Martirio cristiologico per Micheal Fassbender


di Roberto Leggio


Irlanda del Nord, 1981. Nel carcere conosciuto come il Labirinto (The Maze), detenuti dell’Ira, tentano con lo sciopero delle coperte (il rifiuto di indossare le divise da carcerati comuni) e con quello dello sporco (non lavarsi e sporcare le pareti delle celle con le proprie deiezioni), di farsi riconoscere lo status di prigionieri politici. Proteste che inascoltate culminano con la decisione di auto-martirizzarsi con uno sciopero della fame ad oltranza. L’indipendentista Bobby Sands, fu il primo esponete a restare vittima della battaglia portata avanti fino alle estreme conseguenze, diventando il simbolo dell’intransigenza della politica thatcheriana nei confronti della questione nord-irlandese. Crudo, allucinato e potente, il primo film di Steve McQueen (lo stesso di Shame) è un vero pugno allo stomaco agli spettatori che si ritrovano a vivere il violento ed incivile trattamento riservato ai prigionieri dell’IRA. Pugni, calci, manganellate a corpi che vengono lasciati a vivere nei loro “tuguri” forzati, McQueen indugia sui particolari in modo che le immagini possano raccontare più delle parole.


Strutturato in tre parti distinte: le celle “afasiche” e luride dei prigionieri nella loro resistenza “civile” contrapposte alle mani insanguinate di un secondino ligio al suo dovere di esecutore di pene corporali; il lunghissimo dialogo tra Bobby Sands (Micheal Fassbender) e Padre Moran (Lian Cunningham), nel quale con uno scambio di battute da “guerra” l’indipendentista espone il “martirio” e la terza parte in cui viene mostrato il suo progressivo deperimento fisico. Girato con uno stile minimalista con piani sequenza spesso composti da un’unica inquadratura, il film fornisce con realismo, quello che accade quando il corpo e la mente si trasformano pur di raggiungere un ideale e niente è più potente del suo limite estremo. Come questo film di denuncia civile che scava nei drammi politici e sociali di una terra dilaniata da quasi un secolo di guerra civile. Un capolavoro folgorante, tanto shockante quanto emotivo. Imperdibile.

Giudizio: ****



(Giovedì 26 Aprile 2012)


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