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L'isola dei famosi di sangue

Hunger Games

Quando la TV (e la società) divora i suoi figli


di Roberto Leggio


A Panem, meganazione sorta dalle ceneri del Nord America dopo una guerra totale, si svolgono ogni anno gli Hunger Games, “realy show” di giochi gladiatori dove 24 ragazzi (dodici ragazzi e dodici ragazze) tra i 12 e 18 anni si devono sfidare fino alla morte finché uno solo sia il sopravvissuto. I ragazzi provengono dai dodici distretti più poveri che ruotano attorno alla ricca Capitol City, sede del governo centrale con a capo un presidente/dittatore che ha bandito i giochi per “smorzare” qualsiasi tipo di rivolta. Katniss, proveniente dal distretto 12 si offre volontaria agli Hunger Games in sostituzione della sorellina, scelta dalle autorità a concorrere al programma. Nell’arena dove si svolgerà il massacro, la ragazza dovrà mettere a punto tutta la sua forza ed intelligenza per sopravvivere e tornare a casa vincitrice. Fresco del successo di pubblico (un po’ meno di critica) nei cinema americani, sbarca anche da noi il primo della trilogia post-apocalittica scritta da Suzanne Collins, nel quale il mondo “civile” e “decadente” resta incollato alla TV per vedere uccidere la propria gioventù.


Il film che ne è stato tratto, pur circoscritto nell’intrattenimento per adolescenti, mira a profonde analisi politico-sociali ispirate dall’orwelliano Grande Fratello di 1984. Ma dalla pagina allo schermo qualcosa si è perso, anzi il plot viene addirittura snellito per compenetrare nella forza “ribelle” di Katniss (interpretata da una perfetta Jennifer Lawrence), ragazza/donna decisa a sopravvivere a se stessa, ma anche al sistema. Ne resta un film più o meno d’azione, privo o quasi di implicazioni psicologiche che ne avrebbero aumentato il pathos narrativo. Meno pulp di Battle Royale del giapponese Koushun Takami (la storia è più o meno la stessa con 42 studenti che devono uccidersi a vicenda su un’isola pattugliata da navi da guerra), il film di Gary Ross riesce comunque a reggersi sulle sue gambe grazie ad una regia nervosa (perfino sporca nelle scene nell’arena pilotata dagli Strateghi capaci cambiare repentinamente i destini dei “morituri”) ed un montaggio veloce che lo rendono un’opera matura e per nulla “rassicurante”.

Giudizio: **1/2

Da indossare per superare le sfide
Il braccialetto di "The Hunger Games"
Gadget della Warner per il lancio del film



(Giovedì 26 Aprile 2012)


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