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Il peso e la colpa di essere madri.

Maternity Blues

Opera sociale ma compiaciuta nel non essere critica


di Roberto Leggio


Quattro donne diverse tra loro, espiano la colpa comune dell’infanticidio in un ospedale giudiziario. In questa convivenza forzata cercano di sopportare la loro condanna interiore, il senso di colpa che ha vanificato le loro esistenze. Seppur senza consolazione, tra le quattro donne si forma un’amicizia fatta di incontri-scontri, in cui ognuna di loro trova il coraggio di confessarsi per apparire colpevoli innocenti. C’è Clara combattuta nell’accettare il perdono del marito, che si è rifatto una vita in Toscana; Eloisa, passionale e diretta, che polemizza con le altre in un cinismo solo di facciata; Rina, che in una sorta di eutanasia ha affogato la figlia nella vasca da bagno e Vincenza, la più cattolica del gruppo, che per i figli rimastigli scrive lettere che non leggeranno mai.


Diretto con piglio asciutto da Fabrizio Cattani che lo ha tratto dal testo teatrale “from Medea” di Grazia Verasani, il film penetra dinamiche psicologiche di quattro donne che devono convivere con un intenso senso di colpa senza però sentirsi colpevoli. Vittime della depressione post partum, il gruppo tenta di riscoprire la propria umanità alla luce dei delitti che hanno compiuto in momento di sconforto. Cattani, come la Verasani, non giustificano e non assolvono queste donne, ma le mostrano nude, vuote, alla ricerca di una giustificazione in una società che le vede “mostri” da additare. Peccato però che tutto resti sospeso in un limbo (lo stesso che raggruppa la psicologia delle protagoniste), non riuscendo mai a mantenere alta la tensione, forse perché il tema è troppo delicato e quasi estraneo al nostro cinema. Resta così un’opera di grande impegno sociale, ma poco fruibile ed un tantino compiaciuta nel suo non-essere critica.

Giudizio: **



(Venerdì 27 Aprile 2012)


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