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Una semantica tra H.P. Lovecraft e Sam Raimi

Quella casa nel bosco

Horror futiuristico di nuovo vestito


di Roberto Leggio


Un gruppo di amici in un viaggio di piacere si perdono nel bosco. In una stazione di servizio disabitata chiedono aiuto ad uno strano tipo che spiega loro come tornare indietro. Trovano una casetta nel mezzo del bosco e decidono di passarci la notte. Presto scoprono che quel “rifugio” è infestato da presenze maligne decise a farli fuori uno ad uno. Il terrore (e la morte) li prenderà, ma forse non tutto è come sembra.
Tenendo fede alle tematiche dell’horror classico, questa sorta di slasher si impone da “quasi” subito come un variazione sul tema, iniziato molto, molto tempo fa da Tob Hopper con Non aprite quella porta. Qui verrebbe da dire “non entrate in quella casetta”, ma la fascinazione del genere impone ai protagonisti di comportarsi di conseguenza per non “denigrare” il genere. Così è normale che i protagonisti (maschere usuali per un horror che si rispetti), debbano scontrarsi con la paura, in un contesto anche parodistico. Infatti nel film si ride molto anche quando il “gioco” inizia a farsi di sangue.


Ma è proprio da questo punto in poi che la pellicola diventa qualcos’altro, ridefinendo le linee guida del genere decostruendo tutti i cliché conosciuti, trasformando la trama in qualcosa di totalmente diverso. A cominciare dal fatto che dietro a tutto ci sono due teste d’uovo in giacca e cravatta (forse del governo), che manovrano gli eventi da una “scrivania” come se si trattasse di un videogame. Ed è proprio a questo a fare la differenza, anche se il film di Drew Goddard non rinuncia a qualsiasi rimando metacinematografico e metaletterario (Sam Raimi e H.P. Lovecraft), ma lo fa per lo più con intelligenza sparpagliando gli “indizi” a destra e a manca, giocando con lo spettatore senza annoiarlo mai. Se davvero qualcosa di nuovo esiste nel filone, questo film (uscito per la verità l’anno scorso e approdato in Italia solo ora) potrebbe essere il portabandiera del rinnovamento del genere, anche perché con molta sapienza è una potente riflessione sull’horror e le sue varianti.

Giudizio: **1/2



(Giovedì 17 Maggio 2012)


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