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Il dramma dell'11 settembre visto dagli occhi di un bambino

Molto forte, incredibilmente vicino

Ottima pellicola drammatica e intimista firmata da Stephen Daldry


di Oriana Maerini


Tratto dell'omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer Molto forte, incredibilmente vicino è un ottimo film drammatico che porta la firma di Stephen Daldry. Il regista di Billy Elliot torna a vedere la realtà con gli occhi di un bambino problematico con lo sfondo, questa volta, della tragedia dell'11 settembre. Oskar Schell è un bambino di 9 anni in odore di sindrome di Asperger (c'è un frase nel film in cui il ragazzo spiega apertamente la sua posizione di borden line) che ha un bellissimo rapporto con il padre Thomas (Tom Hanks) il quale, per stimolare la sua socialità con il mondo esterno, crea un esercizio di esplorazione alla ricerca di un fatidico distretto scomparso nel cuore di New York. Dopo la tragica morte del padre nel crollo delle torri il bimbo ha un tracollo psicologico e non riesce a sonostenere il dolore della perdita. Cercando nell'armadio di Thomas trova una chiave e comincia, per ritrovare l'intimità con il genitore scomparso, ad inventare un nuovo gioco investigativo alla ricerca della cassetta che dovrà aprire per trovare,forse, un messaggio. Così segue l'unico indizio che gli ha lasciato il padre: la scritta Black sulla busta che contiene la chiave e comincia ad incontrare tutti i 472 signori Black di New York.


L'ottimo adattamento cinematografico del romanzio firmato da Eric Roth ci regala una sceneggiatura complessa che ha come filo conduttore il dispiegamento del fantasmagorico mondo inventato dalla mente di Oskar. La meticolosità con la quale il ragazzo porta avanti la sua ricerca ed i suoi incontri rendono il film un caledoscopio di storie intreggiate (tutte quelle dei vari Black che conosce) che emozionano ed intrigano lo spettatore coinvolgelo nel mistero della chiave e del suo messaggio. La parte migliore del film è, per chi scrive, il rapporto del bambino con il nonno non dichiarato. Un'inquilino anomino che non porla che vive quasi nascosco a casa della nonna. L'eccezionale interpretazione di Max Von Sydow, candidato all'Oscar per questo ruolo, rende ancora più intenso lo spessore del dramma nel dramma (attraverso l'amicizia con il nipote cerca di recuperare un rapporto postumo con il figlio che aveva abbandonato alla nascita). Dal punto di vista stilistico Daldry segue la via dell'uso dei primi piani per dare più corpo alle emozioni dei personaggio e ci fa scoprire una metropoli diversa esplorando periferie sconosciute e scorci inedidti di una New York che vuole reagire ad dramma insuperabile definito da Oskar "il giorno più brutto". La scelta del cast e lal direzione degli attori è ineccepibile: le grandi star (Tom Hanks, Sandra Bullock e Max Von Sydow) creano una cornice perfetta intorno alla straordinaria interpretazione di Thomas Horn un quattordicenne americano di origini croate che ha una sicura carriera attoriale davanti a sè. L'unico neo di questa pellicola è l'abuso del compiacimento drammatico nel stigmatizzare la profondità dei sentimenti del bambino e di tutti i personaggi. Spinge troppo sul pedale della sofferenza umana, anche se finalizzata a recuperare l'integrità spicologica del personaggio attraverso l'elaborazione del lutto. Cionostante la struttura investigativa della trama rende la visione del film sostenibile anche ad un pubblico più vasto, quelli, per intenderci che non amano andare al cinema portandosi dietro i fazzoletti.

giudizio: **1/2





(Giovedì 24 Maggio 2012)


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