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L'amore che non muore

Silent Souls

Viaggio alle radici del tempo


di Roberto Leggio


Tanya è appena morta e suo marito Miron è deciso a darle addio secondo i rituali della cultura Merja, antica tribù ungro-finnica del lago Nero. In suo aiuto, Miron, chiama Aist, amico di lunga data e fotografo della propria cartiera sul Volga. Dopo averla lavata, decorata con fili colorati intrecciati sui peli del pube, i due uomini la caricano in macchina per intraprendere un viaggio di migliaia di chilometri attraverso terre sconfinate, solitarie e di innaturale bellezza. Assieme a loro una gabbia di piccoli uccellini Zigoli. Lungo la strada, secondo le usanze Merja, Miron ricorda l’amata condividendo con Aist i ricordi più intimi sulla sua vita coniugale. Ma una volta arrivati sulle rive del lago sacro, dove il corpo di Tanya viene cremato, Miron capisce che è il momento di confessare ad Aist che non era l’unico ad amare la donna…



Andando alla riscoperta di un’etnia di cui da quattrocento anni si è persa qualsiasi memoria (tranne i nomi dei fiumi), Aleksei Fedorchenko mette in scena una favola d’amore e di identità, orchestrata da flashback che ricompongono le radici culturali di miti arcaici percepibili in angoli più remoti della steppa. Un viaggio alla ricerca delle proprie tradizioni, nell’amore infinito della propria donna, nei gesti, nei luoghi e nella vita stessa. Un racconto liquido, come l’acqua nutrice di vita e di morte, ma soprattutto di serenità. Un film di silenzi, di ricordi di un passato che riannoda il presente, entità elegiache fatate, quasi mitiche nella loro interezza. Aleksei Fedorchenko usa la macchina da presa come un pennello, dipingendo le immagini come un quadro di inusitata poesia. La stessa che tramutano le parole di Aist (voce e cuore narrante della vicenda) in un mito dimenticato dal tempo. Filosofico e volutamente fantasmagorico Silent Souls è una vera opera d’arte.

Giudizio: ****



(Giovedì 24 Maggio 2012)


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