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Il peggior incubo per un genitore, narrato con poesia e leggerezza

La guerra è dichiarata

L’amore in guerra per la speranza


di Paola Galgani


Come affrontare soggetti tabù come la morte, la malattia, l’imperfezione in un mondo che ci vuole tutti perennemente in forma e sorridenti, e in cui è necessario celare e tacere ciò che possa offuscare l’esteriorità di un’invidiabile esistenza?
L’autrice Valèrie Donzelli trova un modo intelligente, originale e umanissimo per farlo, confezionando questo “contro-melò” autobiografico scevro da ogni retorica, realistico nello stile ma evocativo nei contenuti.
A Parigi, una giovane coppia come tante (due nomi a caso, Giulietta e Romeo), dopo un periodo di iniziale romanticismo, è alle prese con le piccole difficoltà dell’essere genitori. All’improvviso, però, si profila una nuvola scurissima sull’avvenire del loro bambino Adam; inizia così un pellegrinaggio per gli ospedali francesi alla ricerca di aiuto, in bilico tra speranza e incredulità, tra fragilità e voglia di lottare, di“dichiarare guerra” al male.


La talentuosa regista gioca tutto, con perizia e sensibilità, sull’emotività dello spettatore, soprattutto nei momenti di snodi drammatici in cui sceglie un uso singolare della colonna sonora. Nei momenti di una realtà che sarebbe insostenibile se filmata in modo tradizionale, adopera un montaggio alternato accompagnato da una colonna sonora contrastante -rock duro o musica classica. Il meccanismo è convincente soprattutto nelle scene di “scorrimento”, che si tratti del tragitto senza fiato verso l’ospedale di Marsiglia o del rapido passaggio delle drammatiche notizie tra i familiari e amici della coppia. Il tocco d’autore più autentico è nel contrasto tra l’enorme peso della realtà e la leggerezza delle battute, degli scoppi di ilarità tra gli amici, della musica, del ballo. Della giovinezza, in altri termini.
Valèrie Donzelli, che ha scritto, diretto e interpretato il film, tocca in modo poetico le corde più profonde della commozione. E’ impossibile per chiunque rimanere impassibile, ma in particolare chi abbia sfortunatamente attraversato odissee di salute per sé o per i propri cari ritroverà non solo un toccante realismo, ma anche un sottile studio psicologico dei vari stadi dell’accettazione. Insieme allo svolgersi dei fatti, sempre narrati come in sordina e con un appropriato minimalismo espressivo, si compie il cammino dei due come coppia, come tanti rafforzati e resi maturi dalle avversità ma anche dalla consapevolezza dell’amore: il sentimento romantico e giovane delle prime scene in stile Nouvelle Vague (sono pur sempre Romeo e Giulietta) si trasforma in amore stabile e senza tempo come la roccia, nel feroce, atavico istinto di protezione verso Adam, il primo uomo.
Gli attori protagonisti (il marito Romeo è il vero compagno della Donzelli nonché coautore, Jérémie Elkaïm) si calano in ruoli non facili giocando la carta della naturalezza con un tocco di nevrosi parigina. Una nota positiva per gli attori che interpretano i medici, realistici in maniera quasi inquietante.
Le vere ambientazioni ospedaliere costruiscono lo stile documentaristico, mentre le sfumature della fotografia riflettono i sentimenti prevalenti nei vari periodi della vita: colori-neon -rosa e giallo- nelle prime scene di spensieratezza contro i toni del grigio di quelle successive.
Il film, proiettato in apertura del festival di Cannes 2011 (Semaine de la Critique), ha avuto grande successo nelle sale francesi; e giustamente, perché colpisce dritto al cuore per la sua sincerità, associando la delicatezza dei toni con la forza dei sentimenti.

Giudizio: ****



(Sabato 2 Giugno 2012)


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