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Il mio regno per una donna

W.E. -Edward and Wallis

Madonna regista popular-regal


di Roberto Leggio


Sessant’anni e una vita (d’amore) in parallelo, è quella che (con)divide le storie di Wally Winthrop con quella di Wallis Simpson, americana senza nessuna dote che fece innamorare di se Edward VIII, re d’Inghilterra, che negli anni ’30 per lei abdicò a favore del fratello Bertie. La prima sogna ad occhi aperti quello che fu l’amore del secolo XX, andando quotidianamente da Sotheby’s a vedere l’esposizione dei cimeli che appartennero ai duchi di Windosor. Gli oggetti le permettono di immaginare come, una donna senza arte e né parte, riuscì a coronare un sogno, al confronto di lei che per amore ha rinunciato al suo lavoro di giornalista di grido per sposare uno psichiatra di successo. Ma se Wallis Simpson resistette alle critiche ed entrò nella “storia”, Wally si vede intrappolata in un matrimonio umiliante che pian piano le sta avvelenando l’anima.

Sfruttando le sue cognizioni di americana-britannica (per la sua convivenza con Guy Ritchie), Madonna dirige un film (im)proprio, rifacendosi alle sue esperienze anglo/americane. L’identificandosi con le protagoniste, eroine-vittime al di là dell’Atlantico, la pop star imposta un’opera che induce qualche riflessione sulle passioni di donne caparbie e fragili allo stesso tempo, nelle mani di due uomini forti che ne determineranno il loro futuro. C’è molto romanticismo, non per nulla velato, che rimandano ad una sorta di melò con poco spessore, con il rischio di far cadere tutta la storia in torpore adamitico. Così, se la vicenda di Wallis è davvero corposa, quella di Willy si disperde in una trama labile che trova un suo “sfarzo” davanti a vetrine piene di gioielli (i rimandi a Colazione da Tiffany sono tanti) e inquadrature statiche dei pezzi da museo che fanno da trait d'union tra le due epoche. Cosicché resta un film amabile, volendo sperimentale, ma fondamentalmente fragile come l’anima che lo racconta.

Giudizio: **



(Sabato 9 Giugno 2012)


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