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Caleidoscopio di storie umane (e non) ai Carabi.

7 Days in Havana

7 giorni, 7 storie, 7 registi all'Avana


di Roberto Leggio


Sette personaggi cercano un loro centro (forse un autore) nella capitale cubana. L’Avana, città multistrato, nera, bianca, fissata in un presente/passato, colorata e musicale è il teatro ideale per raccontare sette giorni di storie che non “coincidono” mai. C’è il turista americano studente di cinema che capirà il senso della vita su un taxi; c’è Emir Kusturica, giunto a l’Avana per ritirare un premio che si perde in una jam session inebriandosi di vita e vino; c’è di conseguenza una cantante cubana che innamorandosi di un impresario sogna di fuggire dall’isola e magari avere un contratto in Spagna. E poi la vicenda del regista palestinese che non capendo un acca dello spagnolo, assorbe la realtà cubana aspettando un appuntamento alla propria ambasciata; e quella di un omosessuale adolescente che tenta di ravvedesi attraverso un esorcismo. Ma anche le storie di una psicologa che per sbarcare il lunario impasta torte e quella di un condominio coinvolto nella costruzione di una fontana dopo l’apparizione della Madonna.


Avana tra sacro e profano, tra umanità e redenzione, tra sogno e realtà. Un mosaico montato e costruito attraverso le sensazioni dei sette registi internazionali (Benicio Del Toro, Gaspar Noè, Juan Carlos, Laurent Cantet, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman) che insieme raccontano la realtà ibrida di un’isola “isolata” dal tempo. Così delle microstorie compongono un atto d’amore nei confronti di un luogo saldato nel passato (l’episodio dell’esorcismo ai danni dell’adolescente colpevole di amare) che cerca una base nel futuro (il palestinese che attende l’udienza capendo solo l’esteriorità di un paese “svuotato” da Fidel), mentre tutt’attorno si assapora ancora l’eredità “fuggita” dagli americani con i macchinoni anni ’60 (dinosauri di un’epoca oppressa) e gli alberghi misteriosi, enormi, lussuosi ma senza via d’uscita. Un’opera che disvela l’identità di una città simbolo, cesura tra due culture (l’ispanica e nord-americana), zeppa di personaggi stereotipati, folli, saggi e decadenti, che nonostante le difficoltà quotidiane convivono con un assodata speranza.

Giudizio: **1/2



(Domenica 10 Giugno 2012)


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