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L’uomo dello scandalo ritorna alla riscossa

Il dittatore

Spassosa commedia satirica sulla presa di potere


di Paola Galgani


Eccentrico, inarrestabile ed incontenibile, Sacha Baron Cohen adora far parlare di sé; è per questo che è stato tra i primi a congratularsi con François Hollande per la vittoria alle elezioni francesi, si è presentato alla cerimonia degli Oscar in versione “generale Aladeen” spargendo le ceneri del suo “amico” dittatore Jim Jong-Il e infine ha trionfato sulla croisette di Cannes a cavallo di un dromedario, accompagnato da donnine in divisa. Tanto battage ha contribuito ai primi risultati dell’uscita del film, che in Belgio, Lussemburgo e Germania ha superato ampiamente i risultati di Bruno e Borat godendo già dell’ambito titolo di film di culto.
Chi è questo Aladeen? Si tratta del dittatore della Repubblica di Wadiya (nota località del Nord Africa), divenuto capo di stato a 7 anni, crudelissimo e pronto a tagliare teste al minimo errore. Egocentrico, capriccioso e totalmente ottuso, il dittatore si trova in visita a New York per convincere le Nazioni Unite che le armi nucleari da lui prodotte sono per fini…pacifici. Il suo zio-consigliere, però, trama un piano contro di lui: gli fa tagliare la barba rendendolo (!) irriconoscibile e mette un sosia al suo posto per tentare un colpo di stato, facendo balenare l’idea della repubblica. Aladeen dovrà sventare quest’attacco grazie alla conoscenza di Zoey, un combattiva femminista proprietaria di una drogheria bio, conosciuta ad una manifestazione….contro di lui! Potrà Cupido sarà capace di lanciare la sua freccia in queste condizioni?



Dopo Bruno, che pungolava con perfidia le manie superficiali di una certa comunità gay, Sacha Baron Cohen crea uno spassoso personaggio -stavolta sfacciatamente caricaturale- melange tra Saddam Hussein, Gheddafi e un pizzico di George Bush; nell’operazione strizza ovviamente un occhio a Chaplin, un altro al Woody Allen de Il dittatore dello stato libero di Bananas ed anche a The Devil’s Double, tratto dal libro autobiografico dello stesso Latif Yahia, sosia del figlio del rais.
L’esile trama si basa su un equivoco che è più che altro base per gags di uno strepitoso cattivo gusto - molte in stile demenziale alla American Pie- ma con acuti giochi di parole (Aladeen dichiara di aver ufficialmente cambiato le stagioni, per evitare la “Primavera Araba”…). Potente è la rappresentazione della malvagità che nasce dall’ottusità e dalla pazzia di un solo uomo, distruttivo e alienato. La satira, comunque, non prende di mira solo l’oscurantismo delle dittature ma anche il way of life occidentale nella sua ipocrisia, soprattutto in politica estera, perdita dei valori (politici e star del cinema sono in vendita), sete di denaro e di petrolio e anche nello sterile e superficiale pacifismo alla Gandhi.
Ma il tentativo di esorcizzare le nostre più grandi paure del momento deve avere dei limiti? In altre parole, l’America è già pronta a sdrammatizzare l’11 settembre? Essendo la risposta ovviamente negativa, Sacha Baron Cohen decide di limitare la satira politica e puntare più sulla puerile farsa grossolana, compiacente dei gusti giovanili (vedi American Pie); dunque per quanto cinico e irriverente non può appropriarsi fino in fondo del marchio di “politicamente scorretto”. Naturalmente il tutto ha inquietato gli americani, preoccupati di un ritorno degli stereotipi contro gli arabi- specie considerando la vulnerabilità culturale delle fasce giovanili.
Dal punto di vista tecnico, il film assomiglia molto di più a una commedia giovanile americana che ai film precedenti dell’autore in stile pseudo-documentaristico. Il regista Larry Charles cattura agevolmente la mimica di Sacha Baron Cohen -barbuto o meno- offrendoci un’ennesima prova del suo eclettico talento comico. Simpatici i camei di Morgan Fox e Edward Norton; Bobby Lee interpreta con folle brio il leader cinese, mentre “Sir” Ben Kinsley è meno convincente nei panni dello zio-dittatore.
Scommettiamo che il gesto tipico del dittatore Aladeen (che non sveliamo per amor di suspace) diventerà un tormentone, così ome lo è già, in lingua originale, il suo “just kidding!” naturalmente pronunciato con un delizioso accento arabo. Imperdibile, per chiunque voglia ridere fino alle lacrime.

Giudizio: ***

Il Dittatore e la Canalis
Sacha Baron Cohen
Aspettando l'uscita nelle sale italiane







(Mercoledì 13 Giugno 2012)


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