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La poesia della vita nelle aule "distrutte"

Detachment - Il Distacco

La "malattia" precaria della scuola è identica a qualsiasi latitudine


di Roberto Leggio


Henry è un referenziato supplente, con un passato mal digerito e una vita da “vivere”. Viene inviato in una scuola di periferia, dove si scontra con studenti senza ambizioni, genitori “transfughi” dalla vita dei figli, professori demotivati e “affogati” nella disillusione. Ma Henry è un diverso: ama la letteratura più di se stesso e ha nei confronti dei ragazzi un comportamento distaccato e nessun coinvolgimento emotivo. Questo binomio gli consentiranno di entrare di prepotenza nell’animo degli studenti più difficili, riuscendo a conquistarsi la loro fiducia. Ma non tutto è semplice come sembra.


Se il film non fosse stato girato oltre oceano si potrebbe facilmente pensare che l’idea è stata presa pari pari dalla situazione di “precarietà” che affossa la nostra scuola. La missione degli insegnati è identica a tutte le latitudini e la forza espressiva di Adrien Brody, finalmente in parte dopo parecchie performance deprecabili avvenute dopo Il Pianista; rende bene il concetto del “maestro” che attraverso l’apprendimento della “sua” materia, cerca di estrarre dal degrado una generazione allo sbando. La scuola resta l’unico punto di riferimento, la base, una via di fuga alla mancanza di prospettive, anche se spesso la vis scolastica va a cozzare con i fallimenti quotidiani. Così la forza della “letteratura” (ma poteva essere qualsiasi altra materia didattica) penetra negli animi “balordi” di chi non ha nulla da perdere e nulla da guadagnare. Henry, il supplente, ancora di salvezza per gli altri, resta però attaccato al suo “vissuto” di violenza cortocircuitando il suo compito di “docente” di vita, scatenando rabbia e frustrazione che provoca una perdita di “coscienza” nel quale la rabbia “fragile” deflagra in una violenza sopita che peserà non poco sulle scelte “adulte” del protagonista. La salvezza è chiaramente a portata di mano, ma quanta fatica. Dirige un caparbio e pessimista Tony Kaye, il quale mostra la “faccia” sporca di un sistema scolastico malaticcio dove insegnati demotivati sono in perenne “guerra” contro la deriva di una generazione senza alcun ideale. Iperrealista e quasi documentale (interviste video, bianco e nero, fotografia calda) compenetra vite e aspettative di insegnanti e alunni, azzerando le distanze di due mondi in perenne competizione.

Giudizio: ***



(Venerdì 22 Giugno 2012)


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