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La "Cosa" è la stessa, ma non è la stessa "Cosa"

La Cosa

Fiacchissimo prequel-remake di un cult


di Roberto Leggio



Una palentologa americana viene chiamata da una squadra di scienziati norvegesi a fare chiarezza su un’astronave aliena e un organismo intrappolati da millenni sotto il ghiaccio antartico. L’entusiasmo si smorza quasi subito quando la “creatura” viene liberata e inizia a prendere la forma di qualsiasi cosa tocchi. Gli umani si troveranno a resistere uno contro l’altro, in quanto ogni di loro potrebbe essere la “Cosa”.




Quando si arriva al prequel del remake, vuol dire che qualcosa non va. Non va per un sacco di motivi: mancanza di idee originali, scarsità di rielaborazione, povertà di intuizioni che potrebbero servire per riscrivere un soggetto che è stato per due volte portato sullo schermo sempre con un riscontro da cult. La Cosa di oggi è quello che accadde prima (trenta anni fa) al remake geniale e paranoico diretto da John Carpenter (che lo trasse da La Cosa dell'altro mondo di Christian Nyby, ma diretto di fatto da Howard Hawks). Cioè racconta come il parassita duplicato in un husky venga infine raccolto nella basa antartica americana. Prima c’è la scoperta di un’astronave seppellita sotto i ghiacci perenni per centomila anni da una troupe di scienziati norvegesi, che gelosi del ritrovamento prendono a servizio una antropologa americana che diverrà il punto “focale” dell’avventura fantascientifica. La storia la sappiamo: il parassita per un esperimento andato a male si innesterà via via nei corpi di tutti gli umani, finché non fuggirà inseguito da un elicottero che finirà in fiamme nella base americana per ricominciare a duplicarsi. Tutto quello che c’era nel film di Carpenter, qui viene reinterpretato, se non addirittura “copiato”, come nel caso del test per vedere chi sia o meno l’alieno. Ma quello che disturba e che il regista non riesce a ricreare il senso di “paranoia” che era il nocciolo dell’opera carpenteriana. Certo, giocando in difesa, riempie il film di sangue, mostri multiformi (tentacoli, zanne, zampe) e trucchetti per far saltare lo spettatore sulla sedia, tanto per tenere alta l’attenzione. Ma tutto questo non serve e di pauroso non c’è assolutamente nulla in quanto mostrando più del dovuto ottiene l’effetto opposto. Infatti il film uscito in patria nel 2011 è giunto fino a noi dopo vari scivolamenti di distribuzione, per una volta cosciente che un film del genere non potrebbe “generare” alcun profitto.

Giudizio: *



(Venerdì 29 Giugno 2012)


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