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La ri-nascita dell’Uomo Ragno.

The Amazing Spider Man

Reboot di tutta la serie ancora targata Sony


di Roberto Leggio


Affidato alle cure “materne” degli zii May e Ben, da genitori che non vedrà mai più, il piccolo Peter Parker cresce in una sorta di “campana di vetro”, al sicuro da tentazioni di vario tipo. Ai tempi del liceo, nerd tra bulli, prende una cotta per la compagna di classe Gwen, vicina e figlia del capitano della polizia. In quei giorni scopre una strana valigetta con degli “strani” documenti segretati dal padre in odore di “scoperta sensazionale”: potenziamento di certe “facoltà” attraverso degli innesti tra cellule umane e animali. Andando alla ricerca di questa “innovazione” Peter viene morso da un ragno che gli regala degli straordinari poteri. Conscio delle sue nuove potenzialità, il ragazzo che non era nessuno diventa Spider-Man.


Magari non se ne sentiva la mancanza. Però visti soldi incassati con la trilogia diretta da Sam Raimi, la Sony Pictures non ha resistito a rilanciare il francise dell’Uomo Ragno, prendendosi la responsabilità di riscrivere la storia (ma non del tutto) e le caratteristiche di Peter Parker. Ma senza Sam Raimi, stanco di dover ancora a che fare con il supereroe nerd più famoso della Marvel, il film soffre di un rilancio di immagine, anzi la ricompone trasformando per prima cosa proprio il personaggio in sé. Non più nerd a tutti gli effetti, sempre tormentato per i suoi sentimenti da superuomo, ma ribelle conscio di essere diverso con dei poteri straordinari. Non è un elemento da sottovalutare, in quanto lo mostra un po’ “stronzetto” (nel senso buono) capace di “enormi responsabilità di scelta”. Così questo remake-reboot, meno dispendioso, con un protagonista tutto nuovo (Andrew Garfield) e meno imbranato del predecessore Tobey Maguire, si attualizza allontanandosi dal fumetto originale (anche se alla sceneggiatura si è impegnato perfino Stan Lee in persona) e dalla trilogia di Raimi, prendendo spunto da una certa “cinematografia” superomistica tanto cara agli spettatori dell’ultimo decennio, ormai avezzi a tanti effetti speciali causa-effetto. Ed in fatti il film del quasi esordiente Marc Webb si regge solo ed esclusivamente sulla magia degli effetti visivi neanche tanto innovativi. E’ da considerare però che, al contrario della fortunata trilogia, qui l’ironia è più presente e l’aspetto romantico viene quasi abbandonato del tutto per dare più spazio alle “evoluzioni” di un eroe in crescita e con sua “nuova” identità.

Giudizio: **



(Mercoledì 4 Luglio 2012)


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