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Prima della razza umana... prima di Alien

Prometheus

Fantascienza filosofica sulle tracce del mito


di Roberto Leggio


Trentatré anni dopo Ridley Scott torna nello spazio profondo (quello dove nessuno può sentirti urlare), questa volta alla ricerca delle “radici” del genere umana. Manda in orbita il Prometheus, astronave carica di scienziati, archeologi, biologi, operai e un androide, su suggerimento di un antichissimo graffito raffigurante un lontano sistema solare dal quale “forse” discendiamo tutti. Il pianeta di arrivo è LV 223 della saga premeva o giù di li, dove la dottoressa Shaw (Noomi Rapace) è convinta di trovare gli “ingegneri”; razza extraterrestre umanoide, che avrebbe fecondato il pianeta terra. Infatti, una volta atterrati, l’equipaggio scopre nelle viscere di quella che sembra una montagna, i resti di un “laboratorio” in cui sono stivati migliaia di cilindri contenenti qualcosa di “viscido”. E’ chiaro che uno dei misteri risieda in quei contenitori, ma forse gli indizi (immagini tridimensionali e strane creature) possono essere collegate ad una minaccia che potrebbe distruggere la razza umana.



Obbligato a cercare un collegamento con uno dei suoi film più famosi, il regista inglese mette in scena un’opera che omaggia la saga che tutti conosciamo, arricchendola di spunti e riflessioni sull’origine della vita, imbastendo un’opera da fantascienza alta, capace di porre delle domande sulla creazione e sulla natura umana, anche se poi tutte le risposte non siano del tutto consolatorie. Pesante di una metafora filosofica esistenziale, Prometheus resta però potente sul piano formale e registico, un po’ meno in quello di scrittura, in quanto, per riannodare dei fili la trama si perde in alcune ingenuità che appesantiscono l’aura della pellicola. La tensione però non manca, manca piuttosto l’epica ed i silenzi dell’originale e volendo (ma non è il caso di paragoni) una protagonista capace di eguagliare la mitica Ripley di Sigourney Weaver. Di contro c’è l’androide umano troppo poco umano David (interpretato da un perfetto Michael Fassbender), prototipo ambiguo e glaciale quanto basta per spigare agli umani il senso della vita. Magari non entrerà nell’olimpo delle pellicole cult, ma saprà sicuramente affascinare nuove schiere di spettatori, magari con lo scopo (purtroppo) di rilanciare la serie in ulteriori seguiti e varianti.

Giudizio: **1/2



(Giovedì 13 Settembre 2012)


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