.


Recensioni Festival Eventi Sipario Home video Ciak si gira Interviste CineGossip Gadget e bazar Archivio
lato sinistro centro

Home Recensioni      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra


Il nuovo film di Matteo Garrone è una favola amara

Reality

Strepitosa interpretazione di Aniello Arena


di Oriana Maerini


Nessuno può resistere alle seduzioni del successo. Anch'io potrei essere una vittima come Luciano. Con queste parole Mattero Garrone spazza ogni dubbio sull'intento sociale della sua ultima fatica premiata a Cannes con il premio della giuria. Reality non è solo un'affresco sul proletariato partenopeo e sulle speranze utopiche dei più poveri. E' piuttosto un j'accuse sulle "sirene" mediatiche in grado di offuscare la mente di chiunque si lasci abbagliare dalla fama ad ogni costo. Dopo Gomorra il talentuoso regista ha detto no ad Hollywood che gli proponeva film di genere ed è rimasto in Italia per realizzare una favola amara e triste tratta da una storia vera.
Quella di Luciano, un pescivendolo di Napoli che trascorre una vita modesta ma felice con moglie e figli arrotondando il bilancio familiare con piccole truffe. Un giorno viene spinto dai suoi figli a partecipare ad un provino per entrare nella casa del Grande Fratello. Sembra un gioco a cui si sottopone per compiacere la famiglia ma in realtà è l'inizio della discesa negli inferi della follia e della perdita di identità.



Solo la scena iniziale e quella finale, riprese entrambi dall'alto, meritano il costo del biglietto. Garrone riconferna con questo film l'alto valore della sua cifra stilistica. Ottima stile di regia unito ad una magistrale scelta e direzione degli attori (le facce di questo film sono incredibili). Fra tutti spicca l'interpretazione del detenuto per crimini di mafia Aniello Arena, valido attore teatrale (compagnia della Fortezza di Volterra) che il regista conosceva da tempo e che avrebbe voluto inserire anche in Gomorra se avesse avuto l'autorizzazione del magistato. Luciano è un novello Pinocchio, un uomo semplice che si fa abbindolare dal "gatto e la volpe" televisivo. Il film è diviso concettualmente in due parti: la prima è sfacciatamente un omaggio alla commedia di De Filippo ed alla commedia all'italiana più in generale con rittratto iper-realista dei bassi napoletani che annovera qualche sfumatura grottesca. (le scene del matrimonio richiamano ad atmosfere felliniane).
La secoda parte cambia direzione e diventa ricerca intimista, analisi introspettiva sulla crisi esistenziale del personaggio. Garrone segue con la camera a spalla, la metamorfosi di Luciano che perde id vista la realtà e vive con l'ossessione di dover a tutti i costi entrare nella "casa" che si trasforma nella sua gabbia mentale. La famiglia tenta di tutto per farlo uscire dal tunnel, anche la strada del misticismo religioso, ma non riesce nell'intento. Luciano-Ulisse non ha messo i tappi e il richiamo della sirena televisiva l'ha reso schiavo di un'ossessione. Uno neo di questo film perfetto che sfiora il capolavoro è l'eccessiva lunghezza e qualche trascinamento nella sceneggiatura.
Soprattutto nella seconda il regista indugia troppoo sulla trappola ossessiva che è già ben chiara allo spettatore.

giudizio: ***



(Giovedì 27 Settembre 2012)


Home Recensioni      Stampa questa pagina  Invia questa pagina  Zoom: apri la pagina in una nuova finestra

lato destro