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Il ricordo totale è una farsa

Total Recall - Atto di forza

Fiacco remake da cult tratto da Philip K. Dick



Quaid è un placido operaio sposato ad una donna bellissima. Ogni giorno attraversa il pianeta in un ascensore sotterraneo per recarsi agli antipodi per assemblare “robot” per uso “militare”. Di notte però è assillato da un sogno ricorrente: vede se stesso inseguito da poliziotti che gli sparano contro, mentre cerca di essere salvato da una compagna, che cade nel buio. Per dare una risposta a questi incubi si rivolge alla Rekall, agenzia che promette viaggi mentali “fittizi” a chi vuole sfuggire dalla monotonia della vita quotidiana. Qui, da subito, la memoria riaffiora e si scopre Hauser, agente segreto al servizio della resistenza che vuole l’indipendenza da un cancelliere/magnate tiranno alla conquista di quello che resta del mondo. Inseguito da tutto e da tutti (compresa la moglie combattente), Quaid/Hauser prenderà vera coscienza di sé, fino a risolvere a sparatorie, scoppi e folli corse, la missione che si era (precedentemente) prefissato di portare a termine.




La scusa del remake era quella di rinnovare il racconto multistrato di Philip K. Dick (Ricordiamo per voi), che aveva generato il Total Recall di Paul Veroheven con Arnold Swarzennegger in versione meno ipertrofica. Quel film, con i limiti della tecnologia del tempo, insinuava per tutta la sua durata che nulla fosse vero e che storia che stavamo guardando fosse solo una “memoria indotta” del protagonista. Il ricordo totale di oggi, gioca invece a carte scoperte fin dall’inizio, togliendo di fatto il fascino ambiguo dell’intera vicenda. Così veniamo immediatamente trasportati nella missione di Quaid/Hauser, con tutto il suo carico di azione adrenalinica che sopprime il pathos, la metafora sociale e lo spessore psicologico dell’originale, in un continuo tripudio di sparatorie ed inseguimenti che non concedono un attimo di tregua. Senza contare che non siamo più su Marte (come nel racconto), ma in una Terra afasica, asfissiata dall’inquinamento, rimasta vivibile in due parti distinte: EuroLondra (tanto simile alla città di Blade Runner) e la Colonia (di fatto la “vecchia” Australia). Che differenza fa? Verrebbe da dire. Nessuna, ma anche qui, giocando in un più tangibile territorio “umano”, vengono a mancare i dolenti mutanti del film di Verhoeven, ribelli in un pianeta in cerca di libertà; lasciando spazio a rivoltosi più o meno banali e a oppressori privi di spessore. Ne resta un remake solamente “visivo”, ipercinetico (come un videogame), ma sciatto e superficiale.

Giudizio: *



(Giovedì 11 Ottobre 2012)


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