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Il James Bond che non ti aspetti

Skyfall

Sam Mendes rifonda il mito di 007


di Roberto Leggio


A cinquant’anni dal suo debutto sul grande schermo, l’agente segreto più famoso del mondo della sezione doppio zero (cioè con la licenza di uccidere) non è invecchiato per niente. Anzi, sembra essere rinato a nuova vita, grazie a scelte registiche e autoriali che lo vedono, meno macho, più spietato e molto, molto più umano. Daniel Craig, il primo 007 biondo e fisicamente più prestante di tutti, per la terza volta nei panni della spia al servizio di sua maestà, deve districare un piano che prevede di rivelare l’identità di tutti gli agenti infiltrati dell’MI6, dopo una missione finita malissimo ad Istambul, nel quale perfino Bond viene colpito a morte. Dato per disperso e compianto con un necrologio redatto da M; la quale nel frattempo si trova a dover rispondere della questione della sua gestione davanti al governo britannico che vorrebbe le sue dimissioni; Bond “risorge” dalla sua presupposta morte quando un attentato fa saltare per aria la sede dell’MI6 che aveva come obiettivo proprio il suo capo supremo. Conscio che qualcosa di marcio risieda nelle pieghe del servizio segreto britannico, 007, in una sorta di rapporto madre/figlio, si prenderà cura di M, cercando di allontanarla dalla vendetta di Silva, un ex-agente “venduto” e torturato, tornato a chiedere il conto con una vendetta senza esclusione di colpi.


Skyfall, il primo non tratto da un racconto di Ian Flemming, è di per sé il film dell’innovazione. Il mondo di James Bond (dello spionaggio in genere) è cambiato attorno a lui e lui è vistosamente diverso, meno supereroe, più problematico, più vulnerabile, quindi fragile e realistico. Lo capiamo quasi da subito, dopo i dieci minuti iniziali fulminanti e pompatissimi, dove Bond ri-trova finalmente un suo stile: barba lunga, auto recluso da qualche parte nel mondo, beve whisky di malto scozzese e non Martini Dry (mescolato e non agitato), non ha gadget superlativi (solo una pistola e una radiotrasmittente), non se la spassa con tutte le donne che incontra e soprattutto è molto più toccabile. Infatti per la prima volta lo vediamo ricevere una pallottola e morire (bhè la prima era in Si vive solo due volte) e soffrire per le “pene” di M. Sam Mendes, non fa mistero di essere stato fin da bambino fan dell’agente 007 e quindi si prende il lusso di imbastire una storia che va (finalmente) al di là di qualsiasi altra, con una trama che evolve di volta in volta in una sorta di thriller psicologico, raccontando perfino il passato di Bond, riazzerando così il personaggio dalle radici. Senza contare poi il villain di Javier Barden, cattivo, inquietante e spaventoso; non più megalomane con manie di grandezza, ma antitesi oscura e livorosa dell’eroe. Ma è soprattutto per il finale non propriamente consolatorio e la reinvenzione di tutti i simboli del passato, che ne fanno il miglior 007 degli ultimi quarant’anni.

Giudizio: ****

700.000 euro per il primo giorno di programmazione
Skyfall
Il Bond di Sam Mendes sbanca il botteghino
Distribuito in 600 copie da Warner Bros. Pictures Italia





(Mercoledì 31 Ottobre 2012)


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