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La fuga di “veri” americani, grazie alla CIA e Hollywood

Argo

Ben Affleck dirige un capolavoro che si rifà ai vecchi film del passato


di Roberto Leggio


Le malefatte degli Stati uniti (colpi di stato, governi fantoccio), prima o poi portano alla disfatta. Nel 1979, l’ambasciata americana a Teheran fu presa d’assalto dai rivoluzionari komhenisti, che sequestrano per circa 400 giorni tutti gli impiegati presenti in quel momento. Sei di loro, però riuscirono a scappare e trovare asilo “politico” presso la residenza dell’ambasciatore canadese che concesse, con tutti i rischi del caso, ospitalità e supporto. Per salvare capra e cavoli, la CIA, diede l’autorizzazione a Tony Mendez, specialista in esfiliazioni, di organizzare una fuga appoggiandosi ad una vera produzione hollywoodiana. Venne così creata ad hoc la sceneggiatura di un film di fantascienza, dal titolo Argo, tutta ambientata in Iran, con lo scopo di poter ottenere dal Ministero della Cultura iraniano i permessi per entrare ed uscire dal paese e estradare i sei “ospiti” facendoli passare per il cast tecnico del film.


La verità storica del film di Ben Affleck si sposa benissimo con certe malefatte americane odierne, ma quello che conta è il modo in cui il regista/attore riesce a tenere alta la tensione in un’opera che si rifà al grande cinema d’inchiesta degli anni ’70. Sapendo dirigere un manipolo di attori (tutti in parte), Affleck riesce a tenere le fila di una trama che si dipana in tre piani narrativi (la preparazione della missione, la costruzione del film fittizio, il dramma dei “esuli”) senza mai perdere il senso del tutto. Così, assieme il dramma aggrega la commedia, sapendo prendere in giro quella Hollywood disincantata fatta personaggi “fuori dalle regole” capaci però di creare la menzogna nella menzogna. “Copiando”, in senso lato, il gusto estetico dei vecchi maestri del passato, Ben Affleck, non rinuncia anche al grande cinema di intrattenimento (il finale all’aeroporto è da vero cardiopalma), portando a termine un fantastico ed impedibile capolavoro.

Giudizio: ****




(Giovedì 8 Novembre 2012)


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