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La donna perfetta? Un'invenzione di carta

Ruby Sparks

Il cinema indipendente americano vince ancora


di Roberto Leggio


Scrittore allo sbando dopo un veloce successo è caduto in una “evitabile” crisi letteraria a causa di amori sfortunati. Cercando uno spunto per un nuovo romanzo che possa dargli nuova credibilità, inizia ad immaginare un nuovo perfetto personaggio: una ragazza a cui da il nome di Ruby Sparks. La storia che prende forma lo distoglie dal suo blocco creativo, finché Ruby non si materializza in casa sua. Pur perplesso, lo scrittore se ne innamora immediatamente (per forza è una sua creatura), con un vantaggio: può farle fare ciò che vuole.


Non è la prima volta che uno scrittore si innamori di una sua creatura (accade praticamente sempre in quando i personaggi letterari sono il frutto inconscio della psiche), ma in questo caso il punto di svolta della storia è su un rapporto “perfetto” (che in fondo non lo è mai) tra un uomo e una donna. Calvin, il giovane scrittore, pensa che controllando la sua “donna” attraverso la scrittura, possa aver risolto i suoi irrisolti problemi sentimentali. Tutto funziona a perfezione, ma cosa accade se il personaggio in questione inizia a prendere decisioni in proprio? E ancora plasmabile? Il senso del film di Jonathan Dayton e Valerie Faris (compagni nella vita) sta proprio nell’indagare sul cosa tenga unita una coppia e quanti errori si possono fare per fa si che un rapporto non vada a rotoli. Metaforica commedia disfunzionale di sentimenti indotti, il film trova un suo giusto centro nell’interpretazione dei due personaggi principali (anch’essi reale coppia) i quali sviscerano simpatia per i loro continui scambi di battute (alcune davvero esilaranti) che riescono ad alzare il tono a tanto scarso cinema che circola da qualche tempo in sala. Sicuramente non un capolavoro, ma un altro piccolo miracolo dell’unica vera fucina di talenti che il cinema indipendente americano.

Giudizio: ***



(Venerdì 7 Dicembre 2012)


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