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L’eroe e i suoi incubi

Flight

Robert Zemeckis torna all’attuale con un dramma psicologico sospeso tra etica e dannazione


di Roberto Leggio


Gli eroi non si costruiscono a tavolino. E a volte non sono proprio tali. Wip Whitaker è il comandante di un Boing 747, dedito alla bottiglia, alle belle donne e ad altre sostanze dopanti. Nel giorno dei giorni della sua vita (dopo una notte da leoni), prende la cloche in mano e fa partire il suo aereo durante una tempesta di pioggia e fulmini. La cosa va bene finché il velivolo non inizia ad andare a pezzi (per lo sforzo?) ed egli è costretto a delle azzardate manovre per scongiurare una sciagura immane. Facendo volare l’aereo capovolto salva più vite possibili, sacrificando però nell’impatto quattro passeggeri e due membri dell’equipaggio. Risvegliatosi all’ospedale scopre di essere considerato un eroe dall’opinione pubblica, ma non dal sindacato della sicurezza dei trasporti, in quanto dopo debite analisi ha scoperto i segreti dell’intrepido pilota. In attesa del processo Whip incontra una ragazza tossicodipendente con la quale inizia una relazione “normale”, cercando di “non” condividere il dramma della dipendenza. Ma la tensione dell’attesa, i sensi di colpa e i rimorsi della propria anima renderanno Whip forse più umano, così da accollarsi il debito con la giustizia.


Dopo dieci anni di animazioni in motion capture e molte opere sul filo dell’intrattenimento per “ragazzi”, Robert Zemeckis torna alla vita vera, con un dramma vero, con un uomo vero in lotta con i propri demoni. Un personaggio sfaccettato, sul cui viso (e sulle sue spalle) grava il peso delle proprie debolezze. Un eroe sfrontato, divenuto tale per i suoi eccessi, che però ha “ucciso” la fiducia degli altri, così da dover dimostrare davanti al gran giurì di essere si un peccatore, ma un salvatore di anime… forse di un “paese” intero. Lo scarto di una vita è “racchiusa” in una minuscola bottiglietta di vodka gettata , ritrovata e scampata al disastro; la quale farà da ago della bilancia a tutto il dramma personale e professionale. Un tassello quasi ininfluente che però permette a Zemeckis di scudisciare il protagonista e gli spettatori che in questo caso si assurgono ad essere testimoni di un processo che vuole un colpevole a tutti i costi. Danzel Washington , corpo, forma e mente di molti peccati americani (dopo le armi, l’alcolismo dilagante), si districa nella sua vita bruciata, dando a Whip Whitaker tutte le sfumature possibili di eroe peccatore tanto da ipotecare il suo terzo (e meritatissimo Oscar). Zemeckis da parte sua gestisce il dramma personale e collettivo su un piano al quale non serve il 3D per fare grande cinema: i primi venti minuti sono intrattenimento puro con una tensione altissima costruita solo sulla “forza della sopravvivenza” e da un montaggio da cardiopalma. Un ottima accoppiata che permette, nonostante qualche divagazione di troppo e un qualche eccesso di durata, di essere un film quasi perfetto, da apprezzare per lo spirito coraggioso (ed in qualche punto irriverente) e denso di contenuti.

Giudizio: **1/2



(Giovedì 24 Gennaio 2013)


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