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Fantascenza di grande intrattenimento firmata da Joseph Kosinski

Oblivion

Tom Cruise che "buca" lo schermo


di Roberto Leggio


Nel 2073 il pianeta che conosciamo è solo un ricordo. La Terra è stata attaccata da un razza aliena conosciuta come Scavenger ed ha subito una devastazione nucleare. Gli susperstiti si sono rifugiati su Titano e sulla terra è rimasto, in missione, il riparatore di droni Jack Rapper (Tom Cruise) al quale, per proteggere il suo compito, e il futuro dell'umanità, è stata cancellata la memoria ma continua ad avere dei fash di una vita precedente. Jack vive, insieme alla compagna Victoria, in una casa torre dal quale decolla con la sua astronave per compiere le sue missioni di ricognizioni. L'uomo dovrà scontrarsi sul suo “passato” dopo aver trovato un misteriosa donna in sospensione criogenetica all’interno di una micro capsula spaziale e scopre la verità: gli ultimi ribelli umani sono convinti che egli sia l’unica chance alla vittoria totale contro gli invasori alieni.



Tratto da una graphic novel (mai realizzata) dallo stesso regista Joseph Kosinshi, il film pesca a piene mani nella mitologia della fantascienza sapendo mescolare tanti generi e tante pellicole del passato. (Moon di Duncan Jones per citarne una) Per questo suo secondo film, cucito a misura su Tom Cruise (in pratica l’unico protagonista), Kosinski mette in scena in una sorta di melodramma post-apocalittico dove non è tanto la salvezza del pianeta ad essere il punto focale della storia, quanto la psicologia di un personaggio forse “unico” della sua specie. Il suo essere “spazzino, riparatore e conservatore” alla Wall-E di un mondo che non è più, lo rendono forse uno dei caracters più interessanti degli ultimi anni per quanto riguarda un genere che si mescola sempre di più al fumetto. Basti vedere l’ambientazione desolante, dove la natura si è ripresa quello che le guerre e le follia umana le ha tolto, per capire che ci troviamo davanti ad un prodotto diverso da tutti gli altri. Inoltre i grandissima riferimenti legati al prosciugamento di tutte le risorse naturali attraverso grossi macchinari per generare energia da un’altra parte (il satellite Titano arca della “speranza” umana), non sono dettagli da sottovalutare. Senza contare il senso di mistero che grava su questo futuro “che ci aspetta”, legato al mito del viaggio nello spazio verso la luna di Saturno, gli alieni, la guerra che è stata combattuta; tutti elementi citati di continuo ma mai mostrati. Una notevole punto d’interesse per un film che scricchiola un pochino solo nel finale non per nulla pirotecnico. Bellissima la fotografia firmata dal premio oscar per lLa vita di Pi Cladio Miranda che alterna atmosfere surreali post apocalittiche al grigio dei ricordi una New York che non c'è più.

Giudizio:**1/2









(Giovedì 11 Aprile 2013)


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