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Rock duro per le “nuove” streghe.

Le Streghe di Salem

Echi lontani da John Carpenter e Roman Polansky


di Roberto Leggio


Heidi è una famosa Dj di una radio locale di Salem. Riceve in regalo un vinile dentro una scatola di legno con su scritto “un regalo dalle streghe”. Pensando giustamente che si tratti una “accattivante” trovata pubblicitaria per lanciare un nuovo gruppo rock (The Lord of Salem), Heidi inizia ad ascoltare il disco e subito ne viene rapita. Quei suoni, quella musica sembrano farle perdere lentamente il contatto con la realtà senza sapere che un rituale demoniaco è stato attivato e che in città, dopo trecento anni, le streghe stanno tornando.



Giocando con i sottotesti che il rock è capace di generare, Rob Zombie, dirige un film d’atmosfera, horror quanto basta, raccontando la “bellezza del demonio”. Affidandosi al “corpo” in trasformazione della moglie Sheri Moon (protagonista assoluta), il regista, ex rockettaro, firma un’opera ambiziosa, senza molto sangue (anche se il finale è un vero delirio gore, con nudi, fiamme e violenza), in qualche modo sommessa, lontano dai suoi film famosi. C’è molto gotico americano (ricordiamoci che ci muoviamo a Salem, città per antonomasia delle streghe e del demonio), dove le atmosfere sono molto rarefatte, spesso inquietanti e derivanti da una allucinata visionarietà. Ed è questa perdita di “co(no)scienza” a rendere il film godibile, che trae (e forse non è un mistero) molto dagli insegnamenti di Roman Polansky (su tutti L’inquilino del terzo piano) e di John Carpenter. I fan forse storceranno il naso per la nuova strada intrapresa da Zombie in quest’opera che potrebbe ridisegnare un genere in continua evoluzione. Gli altri, magari si ritroveranno un film derivato, con tanti spunti, ma col sapore dei vecchi film anni ’70, dai giusti tempi dilatati e l’inquietante attesa che rivela una realtà “malata” e demoniaca.

Giudizio: **1/2



(Mercoledì 24 Aprile 2013)


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