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Un film di cinema nel cinema

Holy Motors

Capolavoro surreale che "interpreta" corpi, stili e generi


di Roberto Leggio


Monsieur Oscar si alza alla mattina e come un distinto signore sale sulla sua Limousine per andare a lavorare. Nelle ventiquattro ore che lo dividono al suo “ritorno” a casa, Oscar passa da una vita all'altra, interpretando di volta in volta personaggi diversi, con i quali sembra avere un rapporto di totale creativa metamorfosi. Attraversando una Parigi coreografica, l'uomo assume i panni di mendicante, assassino, padre di famiglia, attore virtuale, vecchio morente, non proprio in questo ordine e senza un vero senso di continuità, in quanto per lui le varie interpretazioni vivono di “una bellezza del gesto” che le rendono uniche. Ma la sua vita stimolante (e probabilmente distruttiva) nasconde forse un altro inestricabile “mistero”.


Leon Carax, regista francese della Nouvelle-nouvelle Vague, visionario e discontinuo, dirige un capolavoro surreale (potremmo azzardare alla Bunuel) che è un vero omaggio al cinema e a tutte le sue più svariate sfumature. E lo fa interpretare alla “bellezza” bitorzoluta di Denis Levant, attore multiforme, capace di portare su di sé tutto il peso fantastico della settima arte, mascherandosi da “fantasma” che può essere tutti e nessuno. Non per nulla il senso del film è racchiuso nelle bellissime (ed evocatrici) sequenze iniziali, dove un uomo senza “volto” si aggira meravigliato tra le poltrone di una sala cinematografica zeppa di un pubblico semi incosciente. Dal sogno (l'onirismo visivo) li farà risvegliare è proprio monsieur Oscar, corpo scenico di uno spettacolo che deve incuriosire, ammaliare, essere unico e irripetibile. Cinema dadaista, zeppo di trovate e lampi di genio, attraversa stili e generi, uomini e surrogati, amplificando e mettendo alla berlina i personaggi che fremono sotto le sembianze del protagonista, impegnato nella ricerca della più viscerale vitalità. Un vero capolavoro “disfunzionale”, cupo e allo stesso tempo luminoso. Come la fantasia che lo anima

Giudizio: ***



(Giovedì 6 Giugno 2013)


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