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Incontro con il direttore artistico di "Trasparenze in Tuscany"

Deborah Young

"Un nuovo concetto di festival dove scambiare idee in libertà e relax”


di Oriana Maerini


Il concetto classico di festival cinematografico è tramontato? Per scoprirlo abbiamo incontrato Deborah Young una figura di grande spicco nel panorama della critica cinematografica internazionale nonché International Film Editor di The Hollywood Reporter che è l' ideatrice e direttore artistico di Trasparenze in Tuscany. Si tratta di un festival innovativo delle arti, natura e cultura che si svolge nel magico scenario della toscana dal 14 al 16 giugno nei comuni di Firenze, San Casciano dei Bagni ed Orbetello. E' molto più di un festival perchè coniuga insieme cinema, musica ma anche ogni altra forma d’Arte, esperienze del Made in Italy. Ospiti eccellenti saranno protagonisti di questa kermesse. L’evento nella sua valenza internazionale e multiculturale vanta partner d’eccezione come l’Abu Dhabi Environmental Film Fest, il Shanghai Film Festival e il Mumbai Film Festival.Debora Yang approda in toscana dopo aver seguito i festival di tutto il mondo come critico cinematografico. Già direttrice del Taormina Film Fest dal 2007 al 2011 è giornalista e critico cinematografico di “Variety” è responsabile per le notizie sull’industria cinematografica per l’Italia e per altri paesi del Mediterraneo. Redattore per l’Italia della rivista “Cineaste” di New York. Dal 2005 Deborah Young è consulente per il Tribeca Film Festival di New York. E’ direttore artistico di New Italian Cinema Events (N.I.C.E.), una vetrina per il nuovo cinema indipendente italiano a New York, San Francisco, Amsterdam e Mosca.
Ha collaborato nel 1988 alla selezione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Dal 1997 al 1999 è stata direttore della Colonia Artistica, punto di incontro ideato da un gruppo newyorkese per avvicinare registi, sceneggiatori americani e italiani. Deborah Young è stata membro di giuria di numerosi festival tra i quali Il Cairo, Edinburgo, Tribeca, Gerusalemme, Haifa, Rio de Janeiro, Manaki Brothers Film Camera Festival (Macedonia), Varna (Bulgaria), Cartagine, Milan African Film Festival, Napoli (presidente di giuria), Rotterdam (presidente giuria Fipresci), Mystfest, Pescara e le Grolle d’Oro. Inoltre ha creato la Ka Studio, una società che produce il festival, è anche molto attiva nel campo del restauro dei grandi classici del cinema.


Può spiegare cosa intende per "evolvere il concetto di festival?

Il mio lavoro di critica cinematografica mi ha portato a girare i festival di tutto il mondo negli ultimi 30 anni e ho visto da vicino l’evoluzione del “sistema festival”. La cosa che più salta agli occhi è che stanno sempre più diventando delle vere e proprie gare dove pubblico, stampa e addetti ai lavori devono correre da una sala all’altra, da una conferenza stampa all’altra. Se non si corre si sta fermi, intrappolati per ore in fila nella speranza di poter accedere a quel film o a quell’incontro. Mi sono detta perché allora non fare un festival di relax, dove il pubblico incontra gli artisti immersi nella natura senza barriere e in piccoli borghi naturali? A quel punto la Toscana era la regione perfetta. Inoltre il mio interesse è portare insieme artisti da diversi campi e background in un evento multi-disciplinare ed internazionale.




Trasparenze in Tuscany, perché questo titolo?

E’ un titolo un po’ misterioso, vero? Abbiamo cercato di evitare la classica parola “festival” ma di suggerire una manifestazione che potrebbe includere molti strati, molte sfere comunicanti. Infatti il logo (un’idea dell’artista Carla Ladau) riprende l’idea della sfera, la geometria, la luna piena e i cinque elementi. In questo modo il festival rivendica le sue radici nell’ambiente e nel territorio, mentre il nome Trasparenze come “container” è estremamente flessibile e aperto a nuove idee.

I luoghi scelti sono di rara bellezza. Come sono stati scelti nel panorama del territorio?

Con grande difficoltà io ed i miei collaboratori Antonio Napolitano e Carlo Mosso ci siamo limitati a selezionare solo tre location! La Toscana è immensamente ricca di posti interessanti, città d’arte, splendide campagne o paesaggi di mare e monti. Diciamo che quest’anno è una prova per vedere come vanno le cose, come risponde il pubblico. Potremmo anche aggiungere una nuova località l’anno prossimo.

Quali saranno gli eventi clou di questo festival?

I film e le bio-conversazioni. Ho scelto i nostri cinque film (includo il film di 8 minuti di Youssef Nabil, You Never Left, tra di loro) con cura e ho avuto la fortuna di trovare interessanti abbinamenti, come quello nella serata di apertura con The Congress di Ari Folman, un film fantastico in tutti i sensi. “Entertainment intelligente e leggerezza” sono i criteri di scelta. Le bio-conversazioni, invece, rappresentano una vera evoluzione del vecchio Master Class, presente in tutti i festival ormai. L’incontro con l’ospite si svolgerà all’aperto immersi nella natura, per sottolineare un rapporto più aperto ed informale con il pubblico e per stimolare una conversazione più rilassata e “intima.”

Cosa le ha insegnato l'esperienza del festival di Taormina?

Praticamente, come fare un festival. Ho imparato moltissimo da Felice Laudadio di cui sono stata prima assistente e poi vice direttore. Soprattutto ho imparato come fare la programmazione in maniera adeguata con persone che possono spiegare il mestiere di cinema al pubblico. Poi quando ho diretto Taormina dal 2007 al 2011, ho dovuto aprire una società per produrre da Roma la parte artistica del festival e ho imparato la difficile lezione di trarre il massimo da risorse limitate. E soprattutto ho scoperto come è bello selezionare e presentare i film che amo, e non solo recensirli!

E'proprio finita l'era del classico festival del cinema?

No, il classico andrà avanti per un bel po’ con i grandi festival di Cannes e Venezia, Toronto e Berlino. Loro restano dei punti di riferimento. Le date, le star, la corsa alla presentazione dei film, il mercato, la presenza fissa di stampa e pubblico sono costanti. Alla fine tutti i registi e produttori, come i distributori, puntano su pochi festival per far conoscere i loro film e questa è una cosa che funziona così bene per loro che non cambierà.

Lei predilige gli incontri con gli artisti, lo scambio fra culture diverse?

Sì, l’incontro con gli artisti è il centro di un festival. E’ quello che lo distingue da una rassegna cinematografica, la possibilità di dialogare non solo con la stampa ma anche con il pubblico. Essendo nata in America ma avendo vissuto tutta la mia vita professionale in Italia, mi sento un tramite tra le nostre culture, ma anche con l’Asia ed India, il Medio Oriente, il mondo arabo, il Mediterraneo. Sono queste le culture che mi appassionano e che vorrei far incontrare nel contesto del festival.

Quali altri progetti ha in cantiere?

Ka Studio, la mia società che produce il festival, è anche molto attiva nel campo del restauro dei grandi classici del cinema. Dopo due film di Fellini, Toby Dammit e Fellini-Satyricon (l’ultimo appena presentato al New York Film Festival insieme alla Cineteca Nazionale e Dolce & Gabbana) abbiamo un nuovo progetto che sarà annunciato tra poco.

Come critico cinematografico come vede l'attuale stagione del nostro cinema?

Finalmente vedo che la creatività artistica che ha reso famoso il cinema italiano sta lentamente tornando a galla dopo molti anni piuttosto bui. Da gennaio abbiamo visto La grande bellezza, Tornatore, Miele, Viaggio sola e Salvo – cinque film nuovi e potenti che rappresentano la transizione a una nuova generazione di registi e sceneggiatori. Sarà un trend? Continuerà?



(Domenica 9 Giugno 2013)


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