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Grottesca lotta masochistica in un teatro

Venere in Pelliccia

Eros, Tanatos e narcisismo in una guerra tra sessi


di Roberto Leggio


Chi detiene il potere in una lotta tra sessi? Lo spirito del nuovo film di Roman Polanski, prende spunto proprio da questo enigma, riproponendoci un nuovo massacro in un'unica location (come lo fu Carnage) e lo affina a due soli protagonisti all'interno di un teatro di periferia durante una serata tempestosa. Regista e Attrice si prestano anima e corpo al testo erotico e proto-femminista Venere in Pelliccia di Leopold von Sacher-Masoch, analizzando le diverse vedute (e spunti sull'eros masochistico) arrivando perfino ad un grottesco scambio di ruoli. Il regista polacco ci butta subito nell'anima del racconto iniziando però da un suggestiva camera-car che giunge fino su un palcoscenico dove il disilluso regista Thomas si sta rivestendo per andare a casa dopo una giornata di audizioni andate a vuoto. Voi che fuori piove, voi che il destino ha deciso di rimestare le carte, ecco precipitare sull'uomo l'attricetta volgare ed ignorante Wanda (come la protagonista del testo) che insiste per farsi “provinare”. Il primo scambio di battute non rafforzano la stima che il regista prova nella nuova arrivata, ma seppur inadatta al ruolo, la donna (interamente vestita di pelle nera) riesce a convincerlo ad ascoltarla. Da questo momento in poi l'attrice ha una immediata trasformazione che la rende da subito l'avvenente eroina del romanzo circuendo il regista in un sottile gioco di ambiguità dalle inaspettate conseguenze. Thomas, l'uomo o quello che rappresenta, si trasforma anch'egli diventando via via attore, regista, masochista, protagonista maschile (e volendo femminile) di una vera carneficina di potere.


Sospeso tra commedia intelligente (si ride spesso) e magistrale dramma esistenziale, Polanski calca la mano sulla guerra dei sessi espandendo il viatico tra cinema e teatro, sadismo e masochismo, in un continuo gioco dove la seduzione (delle parole, dei gesti, dei rituali e dei sogni più inconsci) ha la meglio. In un continuo scambio di ruoli (che si fanno sempre più cupi con l'avanzare delle tenebre) i due si danno battaglia senza esclusioni di colpi recitando (vivendo?) il testo di Sacher-Masoch, rimettendosi sempre in gioco. E per enfatizzare il “combattimento”, il regista polacco, pone al centro della scena due corpi diametralmente opposti: la moglie Emanuelle Seigner (giovane bislacca, ma dalla carica fortemente erotica) ed il piccolo e quasi “invisibile” Mathieu Almaric (vero alter ego di Polanski), che mettendosi a nudo sviscerano tutta la perversione, le luci e le ombre di un'innegabile “differenza” tra uomo e donna.

Giudizio: ***



(Giovedì 14 Novembre 2013)


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